storia di Flora


STORIA DI FLORA


C'era una volta, tanto tempo fa, una ragazza di nome Flora che abitava a Knossos nell'isola di Creta. 
Knossos era una città con grandi mura di pietra al centro di una valle di olivi, circondata da alte montagne coperte di boschi e di radure verdi su cui pascolavano tori e vacche dalle lunghe corna. Il nome Flora le aveva portato fortuna, perché era una donna bellissima, come Afrodite, la dea dell'amore. Nei giorni di festa le giovani cretesi, con i capelli stretti da una fascia colorata e un sottile costume aderente, si riunivano in uno stadio e facevano gare di volteggi sulla schiena dei tori.






Flora era però una ragazza pigra, e non faceva volentieri esercizi o gare di destrezza fisica. Le piaceva passare il tempo a conversare con i sapienti dell'isola, di poesia, di astronomia e di filosofia e quei saggi vecchioni volentieri passavano il trmpo con quella giovane donna bellissima, che aveva un interesse vorace per tutto. In poco tempo Flora diventò la donna più saggia dell'isola, e si parlava di lei con ammirazione in tutto il mare Egeo. 
Un giorno di festa le amiche la invitarono a partecipare alla festa di primavera, quando tutte le giovani cretesi si dilettavano  a volteggiare sulla schiena dei tosi nella piazza centrale di Knossos. Ma Flora quel giorno era pensosa senza sapere perché e decise invece di passeggiare sulle colline, dove Minosse aveva fatto costruire una grande cisterna per rifornire d’acqua la reggia. 
Mentre girava intorno ai grandi  muri costruiti dal re di Creta, osservò un'apertura, in parte franata, che sembrava portare a una caverna sotterranea. Flora, che oltre che  pigra era molto  curiosa, prese una liana che pendeva dal ramo d’un albero vicino, se la legò alla vita e si calò dentro la caverna. Dopo aver abituato gli occhi all'oscurità, si accorse d’essere arrivata in una grande stanza quadrata, con i muri coperti di sculture con immagini di paesaggi  e di persone.
Su una parete era rappresentato un grande vulcano, che erutta­va fumo e lava, e accanto c'era una città con un palazzo e un porto pieno di navi, scagliate contro gli scogli dalle onde del mare infuriato.
Nel cielo c'era una grande nuvola nera, e nell'altra parete, su un mare tranquillo, si vedeva una barchetta a vela con sopra una ragazza dai lunghi capelli, che viaggiava da sola. Sulla vela della barchetta c'era un segno quadrato, che nella scrittura cretese stava ad indicare il nu­mero mille. Qualcosa doveva succedere nell'anno mille dalla fondazione di Knossos, e questo qualcosa aveva a che fare con il vulcano e il mare infuriato.
Nella piazza di Knossos erano in pieno corso i festeggiamenti dei mille anni dalla fondazione della città. Era forse questo l'avvertimento, lasciato dagli an­tichi costruttori, perché mille anni dopo qualcuno si potesse salvare, fosse pure una ragazza sola in una barca con la vela quadra?
Flora uscì dalla stanza sotterranea e quando fu di nuovo in campagna, si accorse che il vento aveva preso a soffiare, e che c'era nell'aria una polvere nera sottile. E a nord e verso l'orizzonte, dalla parte del mare, si stava formando una grande nuvola scura, più densa e opaca delle nuvole di temporale.
Flora  capì che qualcosa di strano stava per succedere, e che questo qualcosa assomigliava alla scena di­pinta sui muri della caverna: un vulcano che esplode e una ragazza che fugge lontano, in barca a vela. 
Cosa fare a quel punto? Raggiungere le amiche nella piazza dei tori e avvertire tutti del pericolo in arrivo? La sua  sapienza l'aveva allontanata un po' da tutti, era amica solo dei filosofi e degli astronomi dell'isola, e si era fatta la fama di una persona geniale, ma un po' strana. Quando parlava di cose importanti la gente di Creta la guardava scuotendo la testa, e non credeva spesso alle sue parole. Se avesse parlato delle sculture della caverna, l'avrebbero presa di nuovo per matta e nessuno avrebbe creduto che l'isola stesse per scomparire distrutta da un vulcano lontano come Santorini. In piu' la profezia era chiara: una donna, una donna sola sarebbe scampata al disastro, e questa donna poteva essere solo lei. Per questo gli dei l'avevano dotata di vbellezza e intelligenza sovrumana. C'era un disegno nascosto nella storia della sua nascita.    
Corse verso il porto, prese un otre di acqua, slegò dall'ancoraggio la barca di un pescatore e si mise in mare, diretta verso il nord.




Dopo due giorni di navigazione, in vista della costa dell’Asia Minore, vide che il sole si oscurava, e che il giorno diveniva notte. Una spessa nuvola di polvere nera si avvicinava dal Sud. Era successo. Il vulcano dell'Isola di Santorini, di fronte a Creta, era esploso. L'acqua del mare era entrata nel­la gola del vulcano e un’ onda gigantesca, alta come una mon­tagna, stava spazzando via ogni cosa, uo­mini, alberi,-tori, uccelli, case. Le navi si fracassavano contro le banchine del grande porto di Knossos, e la reggia tremava seppellita dal peso delle sue immense macerie.
La terra fu spazzata via dalle valli, insieme a alberi, uomini e cose. Al posto dei campi e delle foreste rimase solo nuda roccia, la stessa che vedrete oggi, dopo tanti anni, attornio alle rovine della reggia di Minosse.
Flora pianse al ricordo della bella Creta, delle compagne che volteggiavano sui tori, dei grandi ulivi, del porto pieno di navi e di merci. La nuvola di cenere portava via con sé, non solo la sua casa, ma ogni traccia della grande civiltà di Creta.
Eppure qualcosa doveva durare ed era affidato a lei. Flora doveva  far sopravvivere altrove l'arte di pensare, di inventare, di costruire, di contare, di scrivere, di dipingere  che aveva appreso dai saggi dell'Isola di Creta. Con la sapienza dei Cretesi vivere in pace con la natura, scrivere poesie e affrescare i muri, guardare le stelle e pensare.
E per fare questo c'era bisogno  di quella bellissima ragazza, scappata su una piccola barca a vela, in modo che la civiltà di Creta non morisse, ma rifiorisse altrove.
Flora sentiva il dovere di salvare se stessa e tutto quanto aveva imparato in quegli anni. Attraccò la barca in una baia e si mise a correre verso un' alta montagna  soprastante. Era appena arrivata in cima, che un’enorme onda di Tsunami, partita dal vulcano esploso, si infranse sugli scogli distruggendo ogni  cosa.
Flora rimase sola, su quella montagna a picco sul mare, per un giorno e una notte, aspettando. Sentiva che qualcosa sarebbe successo.
Infatti, il giorno dopo cominciarono a arrivare gli abitanti del luogo. Si chiamavano Etruschi, e coltivavano le pianure davanti al mare intorno alla montagna cui era salita. Tutto quanto era stato distrutto dall’onda di Tsunami, e non avevano più campi né case.
All’inizio guardavano Flora con timore. Era bellissima e  pensavano che fosse una dea venuta dal  mare. La lingua che parlavano era simile al Cretese, e non fu difficile per Flora farsi capire.
Aiutandosi con dei disegni a carbone sulla roccia, Flora spiegò che cosa era successo e convinse gli Etruschi a montare a bordo delle poche navi sopravvissute allo Tsunami per navigare verso nuove terre, in cui la devastazione del vulcano di Santorini  non avesse distrutto ogni traccia di vita.
E fu così che Flora e gli Etruschi, dopo  settimane di navigazione arrivarono alle coste della Toscana e fondarono Fiesole, arrampicato su due colline. 
Gli Etruschi  costruirono un tempio di legno con con il tetto di coccio per la la saggia e bellissima Flora,  e la consultarono su ogni cosa importante per tutta la sua lunga vita. Gli Etruschi popolarono tutta l'Italia centrale, e la riempirono di olivi, di viti e di opere d'arte, vivendo in pace con i popoli vicini. 
Quando Flora morì, ormai centenaria, per riconoscenza i Fiesolani pagarono il migliore sculture perchè scolpisse in marmo una grande statua di lei, come la ricordavano quel mattino sulla montagna dopo lo tsunami, che fu collocata nella valle dove il torrente Mugnone  sfociava nell’Arno, proprio dove sarebbe secoli dopo sorta una nuova città,  che i Romani chiamarono Florentia, in onore alla famosa profetessa Flora.




E le arti e le scienze dell’antica Creta arrivarono con l’aiuto della saggezza di Flora e degli Etruschi dall'Asia Minore alla città di Firenze, per poi spargersi qualche secolo dopo   nel mondo intero.  

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