I contadini di Bellariva
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| Un barroccio nel viuzzo Moriani. Quelli dei renaioli erano piu' grandi ed erano tirati da un grande cavallo belga. |
Quando torno a casa da scuola mi
fermo sempre a cercare la Renata. La Renata è due anni più grande di me e di sicuro è la mia amica
migliore. Non è bella, ma a me piace
così com’è perché non fa
manfrine. I capelli li tiene corti a maschiaccio e ha il naso aquilino e la pelle scura come la sua
mamma Arduina.
La Renata è l’unica delle femmine della mia età che va
ancora a giro a Bellariva coi ragazzi. Fino all’anno scorso le femmine venivano
sempre a fare i capannini e sull’Arno a fare il bagno e a guardare i pescatori,
ma poi è scomparsa la Maria Pia, poi la
Rosanna e poi a ruota tutte le femmine
di Bellariva. Ora escono solo con le donne vecchie di casa e non vengono più
con noi da sole. La Renata invece è un maschiaccio e viene sempre a correre
in campagna e a fare il bagno in Arno come s’è sempre usato.
La Renata ci ha due fratelli, Renato, che
è più vecchio e fa l’operaio
e il più piccino, Roberto, che fa il barcaiolo sull’Arno. Roberto è piccino
per modo di dire, perché’ è più largo che lungo e ha la forza di tre cavalli. Lui la barca non ce l’ha e prende a nolo un barchetto grande da Trocilo,
come quelli che usano i renaioli per tirar
su la sabbia d’Arno. Il barchetto di Trocilo è dipinto di rosso e ci si possono
portare sopra anche le vespe e le
lambrette per andare dall’Albereta a Bellariva senza dover passare dal ponte
degli Americani laggiù al Lungarno della
Zecca. Renato sta a remare sul barchetto
e piglia cinquanta lire a passaggio semplice o settanta quando traghetta un motorino. Me
invece mi porta gratis quando mi viene
lo sfizio d’andare all’Albereta, perché’ sono un amico suo.
Le sorelle della Renata di mestiere fanno le sigaraie e
tornano alle sei dalle Cascine col tram
che passa da via Aretina. Sono belle le sorelle della Renata e portano
sempre le sottane corte colorate, i tacchi a spillo e le maglie scollate
con le poppe fuori. L’altro giorno la
più giovane, Marisa, s’è chinata in terra davanti al pozzo della Beppa per raccattare
un fazzoletto e io che stavo a sedere su un sasso proprio davanti ho visto
tutto, ma proprio tutto, perché’ la Marisa quando sta in casa non si mette nemmeno il reggipetto e allora lei s’è
sentita gli occhi addosso e m’ ha fatto -bada che ti fa male, tu se’ troppo
piccino!- e io allora son diventato tutto rosso. Però che impressione la Marisa con le poppe fuori!
Il babbo della Renata si chiama
Perpetuo, ma lo chiama tutti “il Panna”
perché dopo la guerra portava a Firenze le bottiglie dell’acqua Panna e lassù
sulla Futa vicino alla fabbrica dell’acqua
minerale è montato su una mina e ci ha rimesso le gambe. Perpetuo è
piccino, anche perché è rimasto senza gambe e ha un gran testone coi capelli
bianchi ritti come uno spazzolone per lavare in terra. La mattina si fa portare
di peso nel campo dalla moglie Arduina e
si sistema in terra su un carrettino di
legno con le ruote, ripulisce l’orto dall’erbacce e annaffia la minutina col l’acqua del vaiaio.
E per spostarsi si tira avanti con le mani sulla terra senza chiamare
l’Arduina. Davanti a casa del Panna c’è il pozzo grande, che tutti chiamano il
pozzo della Beppa perché’ per pompare l’acqua bisogna andare a pedalare nella
stalla della Beppa. Comunque il pozzo l’usano tutti a Bellariva, anche in casa
mia d’estate si tira su’ l’acqua del
pozzo, perché’ è bella fresca e proprio
adatta per tenerci dentro le pesche mature.
Il pozzo è di pietra e ha una
bocca larga tre metri coperta di travi e
di bandone, perché’ hanno tutti paura che ci si caschi dentro noi ragazzi e che
ci si affoghi. Anzi il mio babbo se mi vede sopra ai bandoni del pozzo mi
prende a calci fino a via Aretina, perché’ dice che è pericoloso. Scostando un
po’ la latta del bandone si riesce a
vedere che il pozzo è bello fondo e
sempre pieno d’acqua. Nando, il figliolo della Beppa, ci ha messo
dentro un tubo di ferro con la valvola
e nella stalla ha sistemato una pompa a pedale, e ci chiamano sempre noi
ragazzi a pompar l’acqua che è una cosa divertente, specie d’estate, perché’
arriva l’acqua fresca pulita dal tubo e va a riempire il vaiaio e invece di
lavorare sembra d’andare in bicicletta pedalando sulla pompa di Nando. Il viaio
è una vasca grande di pietra divisa in
due, che si riempie fino all’orlo d’acqua di pozzo. Nella vasca
accanto al pozzo Nando ci mette la verdura terrosa a bagno e poi
la passa nella vasca pulita prima
di fare i mazzi per il barroccio del mercato. Noi nella vasca del viaio ci si
fa nuotare le lucertole, per vedere se ce la fanno a andar dall’altra parte
senza affogare. Di primavera ce n’è tante di lucertole in campagna, e noi ragazzi ci passiamo le giornate a
chiapparle con un cappio di filo d’avena e poi ce le portiamo dietro al
guinzaglio e se ci gira le mettiamo a nuotare
dentro il viaio per vedere quanto son brave.
Tutte le sere Nando
della Beppa lascia la verdura a bagno e quando la verdura è lavata leva il tappo sotto al viaio e l’acqua va a finire nella canala per annaffiare il campo della
Beppa o di Perpetuo, a seconda di come si mette la chiusa.
La mattina presto l’Arduina esce di
casa con Perpetuo sulle spalle e lo posa
nel campo sopra il suo carretto di legno a ripulire l’orto dall’erbacce e
tagliar la minutina. Poi l’Arduina gli manda l’acqua del viaio e lui apre i canali di terra dell’ orto con la paletta e annaffia
tutto per benino e sta al fresco sotto gli alberi a guardare
le verdure. E’ bello l’orto di Perpetuo,
perché’ è sempre colorito in tutte le stagioni, uno spicchio verde per la minutina, uno rosso per il radicchio e uno nero per il cavolo. Da una parte
dell’orto ci tiene i pomodori e
le radici rosse, ma le viti d’ uva fragola e gli alberi di pesco sono dappertutto dove c’è uno spicchio di terra
libero. E poi le viti le fa arrampicare
sui gelsi. Le pesche di Perpetuo non c’è bisogno di rubarle come da Nandino,
perché’ Perpetuo è generoso e ce le regala lui
quando son belle mature. In fondo al campo, verso via di Bellariva c’è
un fico così grande che ci si sta in
quindici appesi ai rami. A me i fichi non piaccion nemmeno, ma ci vado lo
stesso a arrampicarmi sull’albero, perché’ d’estate i ragazzi son tutti sul
fico di Perpetuo a cercare i ciondolini, che sarebbero quei fichi piccini gialli con la goccia di miele che stanno a
seccare in cima ai rami alti. I ciondolini piacciono anche a me, ma la maggior
parte dei fichi di Perpetuo, come si
dice noi ragazzi, sono palle, larghi, rossi e duri e senza sapore. Alle palle di fico gli dò un morsino e poi le butto via, perché’
non mi garbano per niente.
Perpetuo, quando ha finito d’annaffiare tutto il campo, che
gli ci vuole tutta la mattina, si mette
a strillare e l’Arduina lo riporta a
casa a mangiare. Le gambe di legno le tiene appese a un chiodo in camera sua e
nel campo non le porta mai perché’ se no
si sciupano. La Domenica invece se le mette tutte e due per andare all’Andrea
del Sarto, che è la casa del popolo di Bellariva, che da noi si chiama
“l’Andrea”. Perpetuo la Domenica per andare all’Andrea si mette il vestito coi pantaloni e il panciotto e la giacca nera con la cravatta,
rossa, perché è comunista e come dice lui “ il vestito l’è nero, però l’anima l’è
rossa” .
Quando arrivo a casa della Renata
dopo la scuola, Perpetuo sta sempre a
sedere in cucina sulla seggiola di paglia
a capotavola e l’ Arduina sta in piedi davanti al fornello a brace del
camino col soffietto a riscaldare la
roba.
La casa dei Panna è vecchia, a due piani e senza la piccionaia
ma con la scala di pietra in cucina per andare dove ci sono le camere da letto. Le stanze di sopra son tutte piccine con le mattonelle rosse e il tetto a
travi e le finestre divise in quattro coi
vetri piccini. La cucina invece è bella grande, col camino annerito sul
muro di fondo e l’acquaio di pietra con
la cannella e le finestre con le sbarre
che guardano il campo e una porta che va
a finire nella stalla. Loro però di animali non ne tengono più, a parte le
galline e i conigli, perché’ l’Arduina ha già abbastanza da fare a portare
Perpetuo nel campo e a dar da mangiare alla famiglia.
Dall’Arduina e da Perpetuo ci vado
volentieri, perché son gentili, mi danno sempre da mangiare e da bere e
d’estate da loro fa fresco. E poi la
Renata è amica mia e ci lasciano soli a giocare senza mettere il naso.
La Renata è l’unica che gioca ancora ai dottori. La Maria Pia invece non
viene più, perché la mamma non la lascia uscire. Ogni tanto con la Renata si va
nel campo dietro la siepe grande di rosmarino, perché’ lì non ci vede nessuno e
lei si cala le mutande e io prendo la cima di una canna di bambù e
faccio finta di fargli le punture sulla parte alta delle mele, proprio come ho
visto fare all’infermiera che viene nel viuzzo quando la gente s’ammala. La
Renata poi è simpatica perché’ non fa sempre
gneo gneo come tutte le femmine dell’età nostra. Se ti provi a dar noia alla Renata lei ti rifila un calcio in uno
stinco e ti manda a fare in culo. E siamo pari. Ma a dar noia alla Renata io
non ci penso nemmeno, perché’ è la migliore amica mia.
Le femmine della famiglia Panna son
tutte avvezze a quel modo, non t’azzardare a
toccarmi se non ti dò il permesso! La gente dice che fan le puttane,
perché portano gli uomini in camera. Quando c’eran gli Americani lasciavan sempre la Jeep di fronte al pozzo e noi ragazzi gli si dava una bella ripulita
perché’ gli Americani van sempre a giro con le caramelle e il ciringumme nella
Jeep. Ma io credo che questa storia che loro son puttane sia tutta maldicenza, perché fanno venire in casa solo quelli che garbano a loro e gli
altri li mandano a quel paese. Lo posso dire a ragion veduta perché
m’e’ capitato quand’ero in casa di sentirle mandare qualcuno a fare in
culo e quello dopo ruzzolava giu’dalle
scale moscio moscio e senza dire
pio. E poi tra noi ragazzi ci siamo
anche detti che se sono un po’ puttane,
che male c’è? A me la Marisa m’ha detto
che uno degli Americani se ritorna e la sposa e
allora lei andrà a stare a Nuova
York. Ma a me dispiace se va via la
Marisa. Magari aspetta qualche anno e la sposo io.
Alla mia mamma le sorelle Panna
invece non stanno simpatiche e dice che sono volgari. Anzi, non lo sa nessuno in casa mia che sono amico dei Panna e che son sempre a casa loro e che da grande voglio
sposare la Marisa. La Renata la voglio tenere come amica. La mamma però non
conosce bene la famiglia Panna e si è fatta queste idee strane perché durante
la settimana lei è sempre a lavorare e
la domenica sente la Marisa che strilla con la sorella, perché son gelose e quando stanno in casa insieme
va a finire che prima o poi si mettono a litigare. E siccome la Marisa è
gentile e va sempre nel campo a dare una
mano a Perpetuo, la sorella si mette a
strillare dalla finestra magari perché gli ha fregato le mutande o il fichou o
una cosa o un’altra e chiama la Marisa “ladra e figlia di puttana”. Allora la
mia mamma sbatte la finestra e mi dice
di non stare a sentire quelle maleducate. A
me invece le loro litigate non fanno ne’
caldo ne’ freddo, tanto è solo scena e loro in realtà si voglion bene perché’
vanno sempre a lavorare a braccetto il
Lunedì e se non si potessero soffrire non farebbero la strada insieme.
La Marisa una volta di nascosto mi ha chiamato
in camera a sedere sul letto e mi ha fatto fumare una sigaretta, ma io invece di godere son
dovuto uscire di volata e ho vomitato l’anima, perché le sigarette mi fanno
quest’effetto. Però sono gentili in casa
Panna, soprattutto la Marisa, e da quando si è accorta che la guardo perché’ mi piace si diverte
apposta a raccattare la roba in terra quando
si mette i vestiti scollati o
alza la sottana per mandar via le mosche e mi fa veder le cosce.
Insomma son amico di tutta la
famiglia e quando esco da scuola vado sempre da loro con la scusa di vedere
se c’è la Renata, ma di
giorno di lavoro anche se la Renata è
fuori mi fermo da Perpetuo lo stesso. Lui
appena mi vede dice sempre la stesse cose,
sia caldo come l’inferno o caschi la neve:
-Mettiti a sedere a assaggiare un
goccio di vin bono!
-No grazie, Perpetuo, Alberto dice
che il vino alla mia età fa male!
-S’è mai sentito una bestemmia
peggio bestemmia di questa? I’ vvino un fa male, fa sangue, non lo vedi che è
rosso! Il nostro è roba fatt’ in casa, senza polverine. L’ho zappato
io con queste mani!
Qualche volta l’ho bevuto
il vino di Perpetuo. E’ frizzantino
e fresco e quando me ne solo
scolato un bicchiere m’e’ girato la
testa tutto il pomeriggio. E’ rosso come la giubba d’ un cardinale e sa di fragola.
Qualche volta Perpetuo mi offre
anche da mangiare:
-Li vuoi du’ fagioli di’mi campo?
-No grazie, la nonna m’aspetta a mangiare. Cercavo la
Renata....
-Dev’esser andata ni’ ccampo a coglier i’ radicchio. Allora, li vuoi mangiare i
fagioli con me? Noi non siam’ mica come i’ priore di San Salvi che mangia pollo
tutti i giorni, noi si mangia fagioli com’ i po’eri contadini! Però quest’anno ho
seminato bistecche e orologi e a primavera tu lo vedrai che si diventa
ricchi sfondati e si mangia bistecca
tutti i giorni!
Perpetuo mi dice sempre che ha seminato bistecche e orologi, però
lui semina solo minutina e radicchio e l’
Arduina lava la verdura nel viaio e porta i mazzetti al mercato col
carretto. Perpetuo semina anche le radici rosse e se aiuto l’Arduina a lavar le
radici nel viaio me ne regala anche
qualcuna bella pulita da
mangiare. Accanto alla minutina ci cresce
un’ erbetta che sa di menta e l’Arduina me ne porta sempre un mazzo per farci l’insalata, tanto al mercato
vogliono solo la minutina, e
quest’erbetta mi piace più dell’insalata e me la mangio tutta io da solo con
l’olio e l’aceto e mi sento contento come il prete di San Salvi coi polli.
Perpetuo mi fa sempre
regali, perché’ sto a fargli compagnia nel campo quando zappetta
l’orto disteso a terra, e mi spiega come si taglia la minutina senza rovinare
le radici e allora dopo ricresce. Però la fissazione di Perpetuo è la storia dei preti che mangian polli e lui invece no. Quest’anno devo andare al ritiro prima della comunione e la mamma mi ha
già portato a San Salvi a conoscere il priore.
Il priore è un omone grande e grosso con un vocione da orco. Forse
è vero che mangia pollo tutti i giorni. Anche Perpetuo qualche
gallina ogni tanto la dovrà strozzare, senno’ che li tengono a fare
i polli?
Perpetuo dice tre parole e quattro
bestemmie, ma si riguarda quando c’è la mia mamma a giro, perché’ lo sa che non
ha simpatia per le bestemmie. E per questo la mamma non ha legato con nessuno,
perché’ a Bellariva bestemmiano anche i bambini.
Ieri quando sono entrato in cucina
dei Panna dopo la scuola, Perpetuo m’ha guardato storto e m’ ha detto:
-Allora,
m’hanno raccontato che tu’ vai da’ i’ prete di San Salvi a biascica’ rosari!!
-La mamma m’ha segnato alla
parrocchia per la Comunione e la Cresima...
-Io la soddisfazione a que’ pretacci
di battezzare i mi’figlioli non gliel’ho
mai data!
Ho
risposto facendo le spallucce. Del battesimo non me ne ricordo. Alla
messa in casa ci va solo la mamma e
qualche volta l’accompagno anch’io, ma di rado. Però quest’anno al ritiro di San Salvi ci
devo andare lo stesso.
Perpetuo tira un moccolo dopo
l’altro, e ce l’ha soprattutto con la
Madonna. Cristo invece non lo bestemmia mai.
Una volta gliel’ho persino chiesto:
-Perpetuo,
perché’ te la rifai sempre con la Madonna?
-Si capisce, Gesù
era un figlio di poveri cristi e
per questo l’hanno preso e messo in
croce. Con lui non ce n’ho di conti in sospeso!
Anche questa storia di Cristo che
era figliolo di poveri cristi la dice tutti i giorni come la storia degli orologi e delle bistecche
seminate nel campo.
-Ma la Madonna era la sua mamma, o no?
-Quand’era giovane. Poi dopo s’e’
messa con San Pietro a far la tresca coi preti.
Accidenti ai pretacci! Tiran sempre
in ballo la Madonna per confonderci
e rubare, e poi a noi po’eracci
non ci rimangon che i fagioli di’ ccampo
e loro mangian pollo tutti i giorni. E poi se non
c’erano i preti si vinceva noi comunisti
all’elezioni!
I Panna son tutti rossi, a
parte la Renata che di politica non
s’interessa e l’Arduina che non parla di
nulla con nessuno. Il fratello grande Renato è della Commissione Interna della fabbrica e ci ha la tessera del partito
comunista colla falce e martello nel
portafoglio e la fa vedere a tutti. Era
lui che aveva da ridire con le sorelle grandi quando portavano a casa gli
Americani.
-E chi vuoi che ti porti a casa,
Baffone??- gli rispondeva la Marisa -Li
ho visti io i tu’ soldati russi su’ i’ giornale
e son anche de’ be’ pezzi d’omo e non mi farebbero neanche schifo,
però qui son arrivati gli Americani e
bisogna contentarsi. E te allora va a
fa’n’culo e lasciami in pace !
Ieri son uscito presto da scuola e
c’era tutta la famiglia Panna a pranzo intorno al tavolo grande di legno
della cucina, a parte le due sorelle grandi che stanno ai tabacchi a fare i sigari infino a buio. Roberto ha
poco da fare con il traghetto di Bellariva nei giorni di lavoro, perché’ il
traffico c’è solo di domenica con la partita quando la gente di Diladdarno ha voglia d’arrivare allo stadio
alla svelta e gli fa fatica passare dal
ponte di ferro degli Americani. Ma nei giorni normali ci son solo le vecchine che usano il traghetto e a
mezzogiorno sono tutte a far da mangiare
e dall’Arno non ci passa nessuno e Renato torna a casa fino alle tre.
Oggi la Renata è tornata con
Perpetuo dal campo e i Panna son tutti a
sedere a
tavola e l’ Arduina sta in piedi a servire la minestra di fagioli.
Davanti ai piatti ci sono bicchieri da mescita
bassi pieni di vino rosso e c’è
un fiasco grande di paglia nel mezzo della tavola. E’ quasi estate,
fuori fa caldo e dentro la cucina ci sono nuvole di mosche, anche se dalle
travi del soffitto pendono quattro rotoli di
carta moschicida. Mi fanno arrabbiare queste moscacce che pungono e son
contento quando s’appiccicano alla carta moschicida e crepano cercando di
staccarsi dalla colla, così hanno da patire un po’ anche loro, le stronze,
invece di pizzicare noi. La cucina dei Panna è fresca e buia e si vede il
vapore della minestra di fagioli che sale dai piatti. Il buon odore dell’olio e
della salvia fa venir fame anche a me.
-Arduina, dagli un bicchier di vino
al ragazzo!
-No grazie Perpetuo, oggi no!
-Che t’abituano a fare i ‘signorino a casa tua? Senza bere i’ vino rosso? A proposito di
rosso, i’tu babbo ci ha simpatia per noi
o per quegli altri?
-Come sarebbe a dire?-
-Voglio dire se ci ha simpatia per noi comunisti o se
invece gli piace De Gasperi.-
-Boh?
-Vai ,vai, un’ tu non ce lo vo’raccontare!.
-A lui gli piace Ferruccio Parri...
Tiro fuori il primo nome che mi
capita per la testa. Il babbo e lo zio Cesare parlano di politica tutto il
pomeriggio dopo il pranzo di Natale, ma
io non ci capisco nulla e mi annoio a sentirli litigare anche una volta l’anno.
Comunque mi son fatto l’idea che al babbo non piacciono ne’ De Gasperi, che è
il capo dei democristiani, ne’
Togliatti, che è i capo dei comunisti, anche se lui parla male soprattutto dei
comunisti. L’altra cosa che mi par di capire è che gli sarebbe piaciuto che comandasse Ferruccio
Parri “perché’ è l’unica persona onesta
che c’è a giro”.
-O chi sarebbe codesto Ferruccio
Qualchecosa? O uno e ‘ comunista, o è democristiano. Chiaro! Noi siamo po’eri
lavoratori e s’ha da stare con i lavoratori, sarebbe a dire coi comunisti. E
Togliatti lo sanno tutti che è il
meglio!
-A me mi piace Ferruccio Parri!
-Ma sentilo lui con questo Ferruccio!! Allora una volta
bisogna proprio che ti porti in centro quando c’è il comizio di Togliatti.
La piazza della Signoria l’è piena di
popolo, perché’ a sentir Togliatti vengono a piedi insin da Pontassieve. E poi l’è pieno di bandiere rosse dappertutto e io godo troppo
dopo vent’anni di nero. Rosse, con la falce e i’martello, sarebbe a dire i’
segno degli operai e dei contadini, cioè
quelli come me. E poi metton gli altoparlanti
e si sente i’ comizio fino a piazza di’ Ddomo. Io no, perché’ arrivo
presto e mi metto proprio sotto la tribuna, dove parla Togliatti. La volta
prossima che viene ti pago il tramme io,
perché’ a piedi con le gambe di legno da Bellariva un posso andare. Tu vieni a
sentirlo una volta Togliatti e te
n’accorgi subito che l’è i’ mmigliore.
Oddio, come parlare parla difficile,
perché’ l’è un omo che sa tante cose e allora l’ha da parla’ difficile per forza! Però le cose le dice belle belle e
chiare chiare, che le capiscano anche i leoni di Piazza Signoria. Primo, un si vole gli Americani, anche se ci hanno
portato la pasta e la cioccolata. Basta, ’è arrivata l’ora di tornare a casa!
Due, noi siamo per il comunismo, che sarebbe come dire: basta
preti e padroni e pane e lavoro pe’ tutti. Chiaro??
Perpetuo è tutto infervorato con la
storia di Togliatti e si è messo a strillare e io ho paura che lo senta la
nonna e che lo racconti al babbo e che
poi succeda una storia perché’ al babbo non gli piacciono i comunisti e
son sicuro che non vuole che stia a sentire il comizio di Perpetuo.
Renato mangia la sua minestra di
fagioli e non parla. I ragazzini come me
non lo interessano. Ha altro per il capo lui, non è che gli manchi il fiato.
Quando strillava con le sorelle per via degli Americani lo sentivano fino da di là d’Arno. Son tutti
strilloni i Panna. E non è che a Renato
non gli interessi la politica, perché’
l’ho visto io con i rotoli dei manifesti del partito comunista sotto il braccio
e quando è morto Baffone li ha appiccicati per tutta Bellariva, anche sopra il
pisciatoio di via del Madonnone. C’era Stalin coi baffoni, che rideva anche se
era morto e sotto una scritta nera:
“E’
morto il compagno Stalin”
Le
bandiere dei comunisti si inchinano di fronte al grande statista sovietico”.
I manifesti li
scrivono in una lingua strana i comunisti, un po’ come i preti quando fanno la
predica in chiesa.
Il prete di San Salvi invece quel giorno ha suonato le campane a festa per
far dispetto a quelli della casa del
popolo dell’Andrea accanto alla chiesa e
per far sapere ai comunisti di Bellariva
che a lui di Stalin non gliene importava un fico.
Io Baffone l’avevo già visto sui
giornali, però il manifesto di Renato con le
bandiere che si inchinano mi faceva venire in mente l’alzabandiera del
direttore della scuola e le battute del maestro sull’amor di patria. Però di
Baffone il maestro non ne parla mai. Anche lui dev’essere come il babbo, non
gli piace ne’ De Gasperi, ne’ Togliatti e neanche Baffone. Io non ho ancora deciso se mi piace
De Gasperi o Togliatti. Per ora sono solo per Bartali perché’ è nato a Firenze
e vince il giro d’Italia in bici. Ma mi piacerebbe andare al comizio di Togliatti
in piazza Signoria con Perpetuo, di
nascosto di sicuro perché’ se no il
babbo mi strozza.
Dopo il comizio di oggi mangiando la
minestra di fagioli, Perpetuo ha smesso di strillare e ha ricominciato la storia della semina degli
orologi e delle bistecche. Sarà il vino rosso che lo fa diventar poeta. E
allora è arrivato il momento di tornare a casa. A vedere la Renata tornerò dopo
mangiato.
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| La Beppa padrona del pozzo |


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