il linguaggio degli animali
STORIA DI GUIDO
E DEGLI ANIMALI PARLANTI
C'era una volta a Firenze,
tanto tempo fa, un bambino di nome Guido, figlio di genitori poveri che non guadagnavano
abbastanza per campare tutta la famiglia.
Per questo Guido fu messo a
bottega, come si diceva a quei tempi, da un rilegatore di libri, che restaurava e ricuciva insieme libri
importanti, ma un po’ sciupati, che dopo potevano esser tenuti in libreria e
letti per qualche secolo ancora.
Il rilegatore lavorava nel centro di Firenze in una
cantina aperta sulla strada, con grandi volte imbiancate alla meglio, e dei
tavoloni pieni di libri, che venivano
aperti, squinternati, incollati e rilegati
alla fine con una costola in pelle. Vecchi volumi, con le pagine penzoloni e i margini sfrangiati e mangiati dai
topi e dai tarli, rinascevano nelle sue mani con copertine di pelle e titoli in oro.
Era un lavoro di pazienza e
durava finché c’era luce, ma alla fine Guido passava in allegria le giornate in
bottega in mezzo a libri antichi e moderni e era soddisfatto del lavoro.
Avendo otto anni, avrebbe avuto
anche voglia di correre con gli altri
ragazzini e giocare a palla sulla strada, ma non si lamentava, perché da quando
era a bottega col
rilegatore non aveva più fame e riusciva
a mettere insieme il desinare con la cena. Quando il sabato gli pagavano il
salario della settimana era persino capace di comprarsi un pezzo di schiacciata dal fornaio all'angolo, mentre in casa sua era
già tanto se gli toccava un pezzo di pane duro.
Gli
amici di Guido non sapevano ne' leggere ne' scrivere, perché a quei tempi a scuola ci
andavano solo i figli dei signori. Guido
invece, a forza di stare in mezzo ai libri, era riuscito a mettere una lettera dopo l'altra e riusciva a
leggere anche i vecchi codici che arrivavano dal rilegatore.
In bottega si
aggiustavano i libri più strani, pecche' il signor Collodi, direttore a quei tempi della biblioteca Laurenziana, ogni sei mesi
portava al rilegatore un gran
carico di lavoro, che si accumulava con quello dei sei mesi precedenti nella
bottega. La biblioteca Laurenziana non
aveva fretta di pagare, e non c'era motivo di correre per finire il lavoro. A forza di accumulare libri, nessuno
sapeva bene cosa ci fosse e cosa non ci fosse sugli scaffali, neanche il
signor Collodi direttore della
biblioteca.
Così, quando a mezzogiorno gli altri lavoranti tiravano fuori
dalla borsa il pentolino del mangiare e la bottiglia del vino, Guido si
rintanava in un angolo pescando a caso qualche vecchio libro e decifrava
con l'aiuto del dito le antiche
scritture.
Un giorno del mese di novembre del 1653, Guido vide
sotto un cumulo di codici un libro grande
con strani segni sulla costola squinternata. Sulla copertina c'era un nome in caratteri arabi: Ben Yussuf.
Era la traduzione di un testo arabo sul linguaggio degli animali, portato in Italia da uno studioso di Costantinopoli ai tempi del Concilio di Firenze nel 1453 e venduto a Giuliano dei Medici, per poi essere dimenticato in qualche angolo della biblioteca Laurenziana.
Era la traduzione di un testo arabo sul linguaggio degli animali, portato in Italia da uno studioso di Costantinopoli ai tempi del Concilio di Firenze nel 1453 e venduto a Giuliano dei Medici, per poi essere dimenticato in qualche angolo della biblioteca Laurenziana.
Guido decise di portare il libro a casa per studiarlo meglio. La sera, leggendo di nascosto a lume di
candela, scopri che il codice descriveva
un metodo per parlare ai mammiferi e agli uccelli usando pochi suoni ma che
accoppiati insieme formavano un linguaggio, se non ricco come le lingue
dell'uomo, almeno comprensibile. Dopo tre mesi di studio Guido provò a parlare
con la gatta che era bianca e secca e era per questo soprannominata Minuzia .
"
“Cosa vuoi stasera da cena?" -le chiese Guido.
-"A me piacerebbe pollo arrosto
con contorno di patatine fritte"- rispose Minuzia- Ma ho paura che in
questa casa di morti di fame se voglio mangiare mi toccherà come al solito
accontentarmi dei topi in
cantina"-.
-"Senti" disse Guido "tu
vuoi una cena migliore e i topi preferiscono che tu mangi pollo arrosto al posto di topo
crudo. Mettiamoci in società e vediamo di trovare da mangiare per
tutti."
Detto fatto andò in cantina e cominciò
a dire a voce alta nel linguaggio dei roditori:
-"Signori topi, per favore venite
fuori!"-
I topi all'inizio non si fidavano,
notando la presenza del gatto, e ci volle del bello e del buono perché Guido
riuscisse a convincerli ad uscire allo scoperto. Ma alla fine il
Topo-re si fece avanti.
-"Chi sei ragazzino, e che cosa
vuoi da noi?"-
-"Senti" disse Guido
"ho letto in un vecchio libro che sotto del Battistero c'è una scalinata
che porta alla casa del Governatore romano di Firenze. Fu distrutta in
un incendio durante l'assedio dei Vandali, ma il Governatore era un
collezionista di pietre preziose che devono essere rimaste nascoste da qualche
parte. Ormai è a quattro metri sotto terra, ma passando dagli scoli
dell'acqua piovana deve esserci modo di arrivarci.”
-"E il gatto a che serve?"- disse il topo-re che continuava a non fidarsi.
-"Senti" disse Guido "se c'è una strada che arriva al tesoro deve essere già stata trovata dai tuoi compari ratti. Non che ai ratti gli importi qualcosa delle pietre preziose, ma non vi faranno entra re di sicuro là sotto. Allora Minuzia, il mio gatto, con un suo amico molto feroce, vi accompagneranno e sgombreranno la strada dai ratti. Le pietre preziose e l’oro le porterete a me e io vi assicuro tranquillità e mangiare finché campate."
E così, notte tempo, perché di giorno Guido doveva lavorare, due gatti soriani e cinque topi coraggiosi attraversarono i cunicoli che stavano sotto le strade di Firenze alla ricerca della scala che portava alla casa del governatore romano.
Dai e ridai, dopo una serie di tentativi a vuoto e qualche scontro con i
ratti di fogna, che non volevano intrusi nel loro regno, arrivarono a un cunicolo che portava a una grande camera vuota.
-E ora che facciamo?--miagolò Minuzia arrivata ad una grande apertura ad arco che faceva da soglia alla antica casa romana che sta proprio sotto al Battistero di San Giovanni.
-"Controlla se c’è qualche apertura nel muro!" –
Detto fatto i gatti videro una nicchia scavata nella pietra e nella nicchia una vecchia scatola di legno, piena di sassi colorati e di anelli d’oro, che altro non erano che le famose ricchezze che il Governatore Simplicio aveva accumulato con il soldi rubati dalle tasche dei cittadini di Firenze, che ai tempi dei romani si chiamava Florentia, ma era piena di politici ladri anche allora.
Detto fatto i gatti videro una nicchia scavata nella pietra e nella nicchia una vecchia scatola di legno, piena di sassi colorati e di anelli d’oro, che altro non erano che le famose ricchezze che il Governatore Simplicio aveva accumulato con il soldi rubati dalle tasche dei cittadini di Firenze, che ai tempi dei romani si chiamava Florentia, ma era piena di politici ladri anche allora.
E fu così che con la vendita
dei gioielli e dell’oro del governatore romano Guido diventò ricchissimo, i gatti mangiarono tutti i
giorni pollo arrosto con patatine, e i topi se ne stettero in santa pace a rosicchiare la paglia
dei fiaschi della cantina.
Guido decise con una parte dei soldi di finanziare
la costruzione di un ospizio per animali malati. Scrisse anche un libro in italiano moderno sul linguaggio
degli animali, con uno
speciale capitolo dedicato al dizionario dei gatti, ma lo nascose in uno scaffale della
biblioteca che si era comprata con i soldi del Governatore Simplicio e rimase
l'unico bambino in città a potersi permettere di scambiare quattro chiacchiere con i gatti dei tetti e i cani randagi che, insieme ai bambini, sono gli esseri
più simpatici che si trovano a giro
per la città.
Tutte le mattine si svegliava
all'alba, quando gli uccelli si mettono
a cantare, e faceva due chiacchiere con un merlo maschio che aveva il nido
sotto la gronda del tetto. Poi si faceva dare le ultime notizie dai corvi, che
sono uccelli intelligentissimi che passano il tempo a spiare che cosa fanno gli
uomini e le donne in città. Con gli altri esseri umani parlava poco, perché trovava
le storie che gli raccontavano gli
animali molto più divertenti e meno verbose di quelle che sentiva dai suoi
simili.
Quel libro sul linguaggio degli animali si è purtroppo perso
nelle antiche stanze delle biblioteche fiorentine
e sta lì ad aspettare di essere scoperto
di nuovo da qualcuno di voi.
Commenti
Posta un commento