BERNARDO IL SILENZIOSO


STORIA DI BERNARDO IL SILENZIOSO

C'era una volta un bambino di nome Bernardo che viveva in un villag­gio sulla riva d’ un lago vicino a Firenze. A quei tempi la maggior parte degli abitanti viveva con i frutti della terra, coltivando verdure sulle colline degradanti verso il lago. La terra era sassosa, ma ricca d’acqua e adatta agli alberi da frutto e agli orti, con l’aggiunta di un po’ di cacca di gallina. Il lago accanto al paese era pieno di pesci grandi e piccoli, ma per pescare i pesci grossi ci volevano la barche  che erano legate al molo.
Il molo era di proprietà del marchese Marcaldo, pronipote di un capi­tano che molti anni prima era sceso in Italia con le truppe spagnole per assediare Firenze. Dopo aver lasciato Cosimo de’ Medici come granduca, l’imperatore spagnolo, che si chiamava Carlo V,  aveva nominato Marcaldo marchese e lui si era costruito un castello con le bocche dei can­noni dirette verso il lago.
I soldati spagnoli si eran mescolati con la popolazione con cui condividevano l'amore per l'aglio e per il vino rosso e nel castello erano rimasti i marchesi Marcaldo, che per via del grande naso  vantavano una discendenza diretta tra Carlo V d’Asburgo, re di Spagna.
I Marcaldo possedevano le uniche barche del paese e nella buona stagione i contadini andavano a giornata a buttare le reti in mezzo al lago in cambio d’alcune monete di rame. I Marcaldo erano padroni anche dell'unico ponte del paese, su cui passava la strada per Firenze. Quando i contadini andavano a vendere la frutta e gli ortaggi in città, le guardie del marchese pretendevano metà del carico dei loro carretti e se il contadino  si rifiutava di pagare non gli veniva concesso il passaggio. Per questo gli uomini preferivano far fagotto e lavorare a Firenze, da dove ritornavano vecchi per passare in paese gli ultimi anni della vita.





Il nostro Bernardo era molto sveglio fin da bambino. Sa­peva parlare  bene, meglio del prete, che era l'unico a saper leggere e scrivere in paese. La sua mamma gli diceva sempre: "Speriamo che la lingua sciolta ti porti fortuna....".
Bernardo andava a giro con le capre discutendo a voce alta con le sue bestie per passare il tempo e per scacciare la solitudine. Vicino al monte dove lasciava libere le capre c'era un'apertura nella roccia che portava a una profonda e scura caverna. Per passare il tempo Bernardo si divertiva a fare l'eco con le mani a imbuto difronte alla bocca al­l'ingresso della caverna.



                Un giorno stava divertendosi con i soliti giochi di parole:        
-“NON SO CHE FARE”-
            quando l'eco gli rispose:
NON SO CHE FARE.— non so che fare.... MA SO PARLARE
-"Come?" -disse Bernardo - "Che storia è questa?"-
-CHE STORIA E' QUESTA, la lingua hai lesta- Rispose l’eco.

Bernardo si accorse che riusciva a parlare alla caverna e questa gli rispondeva; così poteva parlare anche al leccio della radura, allo stagno, al filo d'erba e tutti rispondevano in coro:
-"DICCI CHE VUOI
  LO FAREM NOI“

Bernardo decise che questi nuovi amici, l'erba, le rocce, gli alberi, il vento, le margherite avrebbero aiutato lui e la gente del paese a levarsi di torno i marchesi Marcaldo  coi loro soldati. Così notte tempo, senza che nessuno lo vedesse, si avvicinò alle mura del castello, e disse alle pietre della torre:

ripeti:
-Marchese Marcaldo mai pace tu avrai
se il maltolto non ritornerai"-
E al vento che passava tra i merli:
"Ripeti:
-O conte, o marchese, o razza dannata
           di avervi tra i piedi l'umanità s'è stufata!"-
           E al torrente che scorreva intorno al fosso del castello:
           -"Io sono contento e faccio baccano
             il vostro sonno cercherete invano"-

In pochi minuti intorno al castello c'era uno strepito assordante. Le pietre in coro, e anche ognuna per conto proprio, ripetevano il ritornello, il vento mugghiava come una mandria di tori insinuandosi nelle fessure delle porte e delle finestre e insieme al torrente ripeteva:
-"O conte o marchese or vattene via
la porta è aperta spianata è la via"-
Dopo una settimana di baccano il ponte levatoio si abbassò e dalla porta del castello si precipitarono fuori come una sciame d'api, con i capelli ritti e due dita negli orecchi, il signore del castello, marchese  padre Marcaldo, sua meglie Belliera del Belliero, suo figlio Giancavallo,  il gabelliere Manolesta, il boia e il cane marrone del boia che era cattivissimo anche lui. E non misero più piede in paese finché camparono.








Il castello diventò un  museo, aperto alle scola­resche che venivano a ammirare le  stanze affrescate dei marchesi Marcaldo e a inorridire nelle prigioni segrete del boia.
I giovani  del paese non scapparono più a Firenze a fare mille lavori di fatica e diventarono più soddisfatti e chiacchieroni. Tutti fuorché Bernardo, che  soddisfatto  era  pure dell’avventura col marchese, ma avendo paura che il baccano di quei  giorni ricominciasse, prima di aprire bocca ci pensava sempre tre volte e spesso decideva di non farne di nulla. E passò alla storia come Bernardo il silenzioso, detto per soprannome lo scacciasignori.

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