Da Costantinopoli a Firenze: le avventure di Anna Comnena
C'era una volta,
tanto tempo fa, una città bellissima circondata da tre cerchia di
mura di pietra bianca con grandi torri merlate. Dentro alle mura, che cingevano le
colline e arrivavano fino al mare, c'erano grandi giardini pieni di alberi
da frutto, palazzi di marmo, chiese antichissime con i muri coperti da
mosaici verdi, bianchi e oro.
La
città si chiamava Bisanzio o Costantinopoli in onore dell’imperatore Bizantino,
e era quasi spopolata in quel lontano 1452, perché i traffici e la
ricchezza si erano spostati
a occidente nelle città d'Italia e delle Fiandre. Ma a Costantinopoli
continuavano a abitare i sapienti
d'oriente,
richiamati dalla fama delle grandi biblioteche, dei tesori d'arte e dell’ospitalità
degli ultimi imperatori.
Tra questi sapienti riuniti alla corte di Costantinopoli, brillava per saggezza
Anna Comnena, sapiente e bellissima, che oltre che essere ricca di risorse dell'ingegno, esercitava le arti della magia.
In
quegli anni una grave minaccia si era avvicinata alle porte del regno di Bisanzio,
e cioè l'esercito dei Turchi, che dalle pianure della Russia stava dilagando verso l'Asia
Minore, travolgendo la resistenza dell'esercito bizantino. L'ultimo boccone,
il più appetitoso,
era proprio la città dalle mille torri, la bellissima Costantinopoli.
Anna
sapeva che il futuro della città era segnato e che se fosse sopravvissuta alla conquista,
avrebbe passato la vita come schiava. Sapeva anche che dopo l'arrivo dei Turchi ci
sarebbe stato solo spazio per i mercanti e per
i soldati a
Costantinopoli.
Anna per salvarsi decise di usare
le arti della magia e scelti dieci giovani d’ingegno brillante e li invitò a
cena
quando l'esercito turco si stava avvicinando alle mura. E dopo avergli
fatto pronunciare un voto di fedeltà, mangiò
insieme a loro una minestra
magica che fece cadere lei e i suoi compagni sul pavimento del palazzo. Le mura di
pietra cominciarono a girare, gli oggetti d'arredamento e i mobili a divenire
più grandi, i vestiti più pesanti. Nell'arco di mezz'ora Anna e i suoi amici erano
rimpiccioliti e arrivavano a
malapena a toccare in punta di piedi il cardine più basso delle porte. E mentre
l'esercito turco scatenava l'ultimo assalto contro le mura e l'Imperatore
Costantino moriva vestito della sua bianca corazza da cerimonia, Anna ed i suoi
amici si rifugiarono nella stiva di una nave genovese che salpava per
l'Italia per sfuggire alla cattura. Anna aveva sentito parlare
della splendida città di Firenze, la Costantinopoli dell’Occidente e lì voleva
portare tutti i suoi compagni.
Purtroppo la
nave fece naufragio sulle coste della Grecia, e Anna e i compagni
sbattuti dalle onde si
ritrovarono zuppi e intirizziti su una spiaggia. Il giorno dopo decisero di raggiungere l'Italia a piedi, ma
erano talmente
piccoli che per coprire il tragitto dalla Grecia e Firenze ci misero diversi decenni,
anche se la pozione di Anna li aveva resi giovani per sempre e infaticabili.
Quando
arrivarono a Firenze la
città era ancora piena di pittori e di
architetti, ma Lorenzo era già morto,
l'industria della lana era in crisi e gli artisti si stavano
muovendo in cerca di lavoro nel resto d'Italia e d’ Europa. La città
era impoverita e la tiranneggiava un monaco fanatico con i suoi
seguaci, di nome Gerolamo Savonarola, che bruciava sulle piazze quadri e libri
e terrorizzava la popolazione con predizioni di sventure e di cataclismi.
Disperati e
delusi dopo aver tanto faticato per giungere alla meta, Anna e i suoi amici, dopo avere
esplorato la città, che era piena di splendidi monumenti, si ritirarono
sotto le logge dell'Ospedale degli Innocenti per riunirsi a consiglio e entrarono nelle
cantine a volta appena costruite da Pippo
Brunelleschi. Dopo aver a lungo discusso decisero di riposarsi
dormendo per 500 anni, il tempo che Anna pensava necessario perché gli
uomini del posto si liberassero dalla miseria e dal controllo dei fanatici
religiosi profeti di sventura. Si
raccolsero tutti insieme sopra un capitello che sorreggeva la
volta, si dettero il bacio della buona notte e si addormentarono per un
lungo, lunghissimo sonno.
Il primo a
svegliarsi una mattina dell'Ottobre dell’ultimo anno del millenovecento, fu
Cosimo, un
giovane che essendo esperto di musica aveva l'orecchio particolarmente
sensibile. Le vecchie strutture dell'Ospedale risonavano d’un rumore
sordo e continuo che quasi copriva i rintocchi della grande campana
del Duomo, che suonava a morto. Era infatti deceduto il cardinale arcivescovo
e le campane ne davano annuncio alla città. Quando tutti gli altri amici si
furono svegliati, almeno questo apparve a tutti chiaro: che se i Fiorentini signori e popolo
avevano raggiunto la prosperità, di sicuro -non erano riusciti a levarsi
dai piedi i religiosi. Stiracchiandosi, intorpiditi da un sonno di 500 anni,
Anna ed i suoi amici, che erano sempre lunghi come una matita da disegno, si misero a fare un giro per le strade di Firenze.
La città che
avevano lasciato nel mille e quattrocento spoglia e piena di ragazzetti
che giocavano a palla, era piena di strani carri colorati, che si
muovevano senza trazione animale con un fracasso assordante emettendo una nuvola di
fumo. Per terra le cacche
dei cavalli e dei ciuchi erano scomparse, mentre era sparsa un po'
dappertutto una minutaglia di frammenti colorati, di un materiale strano
che assomigliava vagamente alla carta oleata. Gli edifici e i palazzi che avevano
lasciato cinque secoli prima splendenti di marmi e di pietra erano coperti da uno spesso strato di polvere
nera, che a
fatica faceva distinguere i contorni di porte e finestre. Solo il Battistero aveva
conservato inalterata la copertura di marmo bianco, mentre le tegole
della cupola occhieggiavano come macchie rosa tra il nero fumo. La
gente correva come se avesse gran fretta, tra un negozio e l'altro peno di luci
e di colori accesi, con in vetrina oggetti dal disegno bizzarro. I bambini
della città erano
tutti ben nutriti, e coperti contro il freddo, ma camminavano
circospetti, lungo i marciapiedi, perché lo spazio era interamente occupato
da automobili in sosta o di passaggio. Non si giocava a palla o a
palline nelle strade della città. La gente non si fermava nelle
piazze, ma correva da un capo all'altro della città con l'unico scopo
di comprare oggetti e di scappare lontano, su auto rumorose e
maleodoranti. La biblioteca laurenziana, che conteneva i più preziosi
manoscritti salvati dall'assedio di Costantinopoli, era chiusa per
sciopero.
Anna e i suoi
amici erano disperati. Forse sarebbe stato meglio rimanere nel
lontano 1400 e seguire le sorti della amatissima Costantinopoli, buone e
cattive che fossero,.
Uscirono da Firenze sulla collina di Bellosguardo, per riprendere fiato, perché
piccoli come erano
stavano per essere soffocati dagli scappamenti delle auto, e si misero a
contemplare la nuvola nera che circondava la città
. -“Qui bisogna fare qualcosa - disse
Anna - non possiamo continuare a scappare. Conquisteremo la città e la
faremo tornare bella come una volta, e più abitabile per tutti, poveri e ricchi
che siano. Domani mattina
ciascuno di voi vada in una scuola diversa e si cerchi il bambino più
sveglio. Nascondetevi nel suo taschino e aiutatelo a diventare
saggio come tutti noi. Vedrete che ce la faremo”-
Verso le una e
mezzo di pomeriggio una ragazzina di dodici anni di nome Lucia tornando verso
casa da scuola, avvertì qualcosa che si muoveva nel sacco che aveva a spalla,
ma non si fermò a controllare perché aveva fame e voleva finire i compiti per vedere
i cartoni animati giapponesi alla televisione. Dopo avere mangiato, si era
messo a sedere per
fare un esercizio di matematica quando
si sentì dire in un orecchio: "Attenta!" Hai saltano una
parentesi." Lucia guardò meglio e in effetti era proprio
così. Stava per scrivere il risultato dell’esercizio di matematica, quando sentì
di nuovo la stessa vocina:
"Attenta
alla virgola!"-
-"Ma chi c'è?"-
disse Lucia girandosi indietro, perché
ogni tanto veniva
aiutata a fare i compiti dal babbo che si avvicinava in punta di
piedi. Ma dietro non c'era nessuno.
Guardando di nuovo
sul tavolo alla fine vide a sedere sul bordo del libro una donna piccolissima, vestito di panno blu di foggia
antica che gli sorrideva con l'aria di uno che la sa lunga.
Da quel giorno
in poi Lucia e la sua amica furono inseparabili, camminavano
insieme, si davano il bacino della buona notte, studiavano e insieme
facevano il verso all'insegnante di tecnica quando strillava "Tutti
fermi che vi faccio rapporto!"
La stessa cosa
successe ad altri nove bambini in tutta la città. Dopo cinque anni
questi bambini erano diventati una meraviglia: conoscevano la storia, la matematica,
le scienze, le lingue antiche e moderne, sapevano giocare a palla e a palline e
erano così bravi
che tutti i maestri diventavano rossi di vergogna solo a vederseli comparire
davanti. Dopo qualche anno erano
divenuti così sapienti che il Sindaco e gli Assessori decisero di dimettersi in
blocco e di far governare
la città solo a loro. I dieci bambini, cinque maschi e cinque femmine, fondarono
il
Consiglio dei Saggi e andarono a abitare in Palazzo Vecchio. Ordinarono di
ricostruire le mura di Firenze e di fare le porte così strette che ci potesse passare solo un uomo e una donna alla
volta a piedi o in bicicletta. I professori che non sapevano fare il professore
furono messi a zappare i giardini e a ripulire la cupola
del. Duomo. Quando i ragazzi ci passavano
sotto, vedendoli
in alto appollaiati sulle impalcature a lucidare i tegoli rossi della cupola,
gli facevano
le linguacce. I vigili urbani furono messi a fare i guardalinee nelle
piazze trasformate in campi da calcio e il Sindaco ritornò in campagna a fare
lo stradino riprendendo con più onore la professione del padre e del nonno. Anna e i suoi
amici interruppero le loro magie, e si lasciarono invecchiare come
la gente normale.
Quando si
seppero queste cose in internet da tutto il mondo gli artisti più bravi fecero
di nuovo a ano a gara per trasferirsi nei vecchi quartieri della città e
riaprire le vecchie botteghe e Firenze
ritornò a essere la città più bella e interessante del mondo come era stata cinque secoli prima.
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