Racconti per ragazzini/e


STORIA DI FAGIOLINO, BAMBINO PICCOLO E DEBOLE

C'era una volta un bambino piccolo e  delicato di salute, ma sveglio e svelto di mano. Siccome era piccino gli era stato affibbiato dagli amici il soprannome di Fagiolino. La mamma e il babbo avevano paura a mandarlo fuori da solo e Fagiolino passava le sue giornate in casa, ma un giorno decise di far vedere che si era stufato di star sempre chiuso e che sapeva arrangiarsi da solo. Prese un tovagliolo grande dalla credenza di cucina, annodò insieme le quattro cocche,  ci mise dentro la sua roba  e infilandolo sulla cima d’una canna da pesca del suo babbo e uscì dal portone di casa sua nel mezzo di Firenze  e  si avviò sulla strada che conduceva a nord. 
Per passare i monti e andare lontano bisognava attraversare un grande bosco fitto d’alberi e pieno di briganti. Infatti quando Fagiolino fu arrivato in cima a Monte Morello, proprio nel mezzo del bosco, un omaccio con la barba nera e un grande fucile gli si parò davanti.
"Alto là" disse il brigante "o la borsa o la vita!"
"La borsa non ce l'ho" rispose Fagiolino "e della vita mia che te ne vuoi fare?"
     "Hai ragione anche tu" disse il brigante "non ci avevo pensato! Mi sembri però un ragazzino in gamba. Io mi chiamo Giovannone. Se vieni con me ti insegnerò a fare il brigante".

Fagiolino si avviò nel folto del bosco con Giovannone. Cammina  cammina, arrivarono a una capanna di tronchi d'albero col fumo che usciva dal comignolo e anche dalla porta. Dentro c'erano sette pagliericci coperti da pelli di pecora  e un sacco di pentole  in un gran disordine e sudiciume.
Gli altri briganti erano fuori in cerca di viandanti da derubare. Giovannone prese da una parte Fagiolino e gli disse:
"C'è da tagliare la legna, rimettere a posto le brande, pulire i tegami e scuoiare la pecora che abbiamo rubato ieri ai contadini. Quando hai finito, sistema la polvere da sparo, che deve stare asciutta sennò non funzionano i fucili. E stai attento a non metterla vi­cino al fuoco".
Giovannone si distese sulla sua branda e Fagiolino passò tutto il resto della giornata a lavorare dentro la capanna. Ogni due per tre Giovannone si alzava su un gomito rimanendo disteso sulla pelle di pecora  e tirava fuori qualcosa di nuovo da sistemare.
Verso notte si sentirono delle voci e un calpestio di scarpo­ni ed entrarono nella baracca abbassandosi sotto la soglia  sei briganti bagnati e di pessimo umore.
"O Giovannone" disse il più vecchio di loro "O che sei passato dall'orfanotrofio stamani? Che ci fa qui questo moccioso?"
"Darà mano a tenere in ordine questo porcile" rispose Giovannone. "E a voi com’è andata oggi?"
"Male" disse un brigante dalla faccia scura "abbiamo derubato una monaca e tre  frati, ma avevano addosso solo il crocifisso. Abbiamo guadagnato solo quattro croci. Ma di legno. Mon­do ladro, un sacco di lavoro per nulla."
I briganti si stesero sulle brande e ci restarono fino al giorno dopo senza neanche cenare. Visto che fuori c'era un freddo birbone e che per le strade si vedeva solo gente con la vita ma senza la borsa, perché i signori se ne stavano a casa al caldo, i briganti decisero di prendersi un po' di riposo e rimasero nella capanna a giocare a tressette, urlando e ingozzandosi di carne di pecora arrosto. E Fagiolino era sempre in moto per attizzare il fuoco, tagliare la carne e spazzare la capanna.
Dopo tre giorni Fagiolino si era già stufato, perché non era scappato di casa per trovarne un'altra più brutta dove si fati­cava da mattina a sera in mezzo al fumo e al grasso di peco­ra. I briganti  raccontavano sempre le stesse storie di teste rotte, di fucilate e di monete d'oro e Fagiolino si annoiava a morte ad ascoltarle.
Passata una settimana, Fagiolino prese Giovannone da una parte e gli disse: "Senti un po', o non mi dovevi insegnare a fare il brigante?"
"Hai ragione" disse Giovannone "me ne ero dimenticato! Non è difficile come sembra fare il brigante: prendi un bastone  pesante, ti  nascondi nel fosso accanto alla strada maestra e quando arriva un viandante pi­gli bene la mira e gli dai  una botta in testa. A volte si rompe il bastone, ma di solito funziona." E giù a ragionare se è più duro il bastone o più dura la testa.
E poi?" disse Fagiolino.
"Calma ragazzo!" rispose Giovannone, "ci vuole tempo per imparar l'arte del brigantaggio. Ora prepara la polen­ta e taglia la legna, domani ti insegno qualche altra cosa".
Fagiolino tagliava la legna borbottando tra sé: "Altro che a fare il brigante imparo io! Si lavora come ciuchi e bene che vada, rimanendo tra questi grulli da grande saprò fare solo la donna di servizio!
Così una notte, quando i sei briganti eran fuori aspettando una carrozza di passaggio sulla strada e Giovannone era a far la guardia alla capanna, Fagiolino decise di mettere in pratica l’ unica lezione ricevuta. Prese un bastone, si avvicinò a Giovannone, che intanto si era addormentato e ronfava come una stufa a legna,  e disse piano in modo da non svegliarlo
"Vediamo se è più dura la testa o il bastone"
Il bastone restò intero, ma Giovannone continuò a ronfare ancora più addormentato di prima per via della botta in testa. Fagiolino prese una cordicella di canapa, la unse di grasso di pecora, la mise a ponte tra il focolare e la polvere da sparo e poi scappò a gambe levate dalla capanna.



 Dopo cinque minuti, nel fondo della notte, la polvere da spa­ro cominciò a scoppiare come i fuochi d' artificio sul piazzale Michelangelo. Giovannone uscì dalla capanna strillando e andò a cercare i briganti che erano ancora nella fossa  accanto alla strada aspettando una carrozza da assaltare.
“Compagni aiuto! “Gridava Giovannone “ Ci sono i diavoli nella capanna! Mi hanno fatto addormentare e poi han dato fuoco alla polvere da sparo!”
“E Fagiolino dov’è?” chiesero i briganti.
 “Mah, sarà scoppiato con la polvere da sparo!” rispose  Giovannone. Ma ci sono i diavoli nella capanna, li ho visti bene! Erano cento tutti verdi e con  i dentoni fuori!”
Per non incontrare i diavoli verdi coi dentoni fuori i briganti  scapparono  sulla cima del monte Giovi abbandonando  tutto quello che c’era nella capanna. E siccome era inver­no e i lupi non avevano fatto colazione, quando arrivarono in cima al monte furon mangiati e non se ne vide più traccia.
Fagiolino ritornò alla capanna e sotto la branda di Giovannone trovò una pentola  piena di monete d’oro. Allora si mise la pentola in spalla e decise di tornare a casa. Tutta la famiglia diventò ricca con le monete d’oro, ma Fagiolino non volle  dire a nessuno dove aveva trovato la pentola né raccontare le sue avventure con i briganti. Inutile dire che  da quel giorno ebbe il permesso dal babbo e dalle mamma di uscire da solo tutte le volte che ne avesse voglia.


Commenti

  1. Bellissima fiaba, nella quale ho ritrovato reminiscenze di altre fiabe infantili che hanno permesso all'autrice di continuare la propria storia sempre in forma autonoma. Simpatica e scorrevole, nasconde una propria morale ed in certi passaggi di mostra attuale in problematiche infanti di oggi. Complimenti all'autrice per fantasia e freschezza narrativa. Se fosse possibile, leggerei volentieri altri suoi scritti.

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