Giovannino e il re


Casella di testo: 11.GIOVANNINO E IL RE
C'era una volta  a Firenze un ragazzo di nome Giovannino, che appena cresciuto e messi i  pantaloni lunghi decise di girare per il mondo. Per compagnia si portò dietro Rosa, un grande pastore maremmano bianco, un cane intelligentissimo da guardia che teneva lontano i cattivi dal padrone.
Siccome i bambini possono entrare da per tutto,  Giovannino si faceva dovunque molti amici e  aveva visitato tanti  paesi divertendosi  e vedendo cose nuove e interessanti col suo cane Rosa.
Dopo alcuni mesi a giro per il mondo Giovannino arrivò in un paese dove tutti erano poveri. Nessuno sapeva leggere e scrivere e tutti si lamentavano della loro vita infelice. Erano così poveri che spesso non avevano neanche una minestra da offrire a Giovannino o un osso per  Rosa.
Tanti anni prima quel paese era stato ricco e felice, ma da mezzo secolo era sul trono un re molto cattivo. Quando era giovane aveva fatto del suo meglio per governare bene il paese, ma invecchiando era arrivato a non fidarsi di nessuno. Cominciò a trent’anni licenziando il primo ministro, che era una brava persona e che si occupava  dell’amministrazione del paese. Pochi anni dopo  mandò via uno dopo l’altro tutti i suoi ministri e rimase da solo a governare.
Qualunque fosse il problema da risolvere, piccolo o grande, voleva esser lui solo a decidere. Se fosse il caso o no di piantare l’insalata, oppure a che ora accendere la luce la sera, quali medicine usare per il mal di gola, il tipo e la grandezza dei forni per cuocere il pane, tutto doveva essere deciso da sua maestà.
All’inizio la gente era anche contenta, ricordando che da giovane il re aveva fatto tante cose buone. Passando il tempo tutti si resero conto che  non c’era modo che il re potesse dare il suo parere su tutto. Non sarebbero  bastate  ventiquattro  ore del giorno e della notte. E allora ognuno faceva a modo suo e c’era una grande confusione dovunque.
Il re cominciò invecchiando a diventare sospettoso, perché non si sentiva più amato dai suoi sudditi. Decise allora di chiudere tutte le scuole, perché non voleva che qualcuno diventasse istruito come lui e pensasse di  decidere solo con la sua testa senza consultarlo.
Siccome niente funzionava nell’intero paese e la gente cominciava sempre più spesso a protestare, dette ordine ai soldati di mettere in prigione tutti quelli che facevano qualcosa  senza ascoltare il re.
Presto le prigioni del suo castello si riempirono di gente accusata di complottare contro il sovrano. Tutti cominciarono a vivere nella paura e senza ordine del re  non veniva seminato il grano, o raccolta la  frutta, o accomodate le strade. Regnava tra il popolo l’ignoranza e la gente soffriva la fame.
Pensando che i sudditi sarebbero stati meno pericolosi quanto più ignoranti, il re aveva raccolto tutti i libri nel suo castello a cui nessuno poteva avvicinarsi pena la vita. La notte entrava in una stanza segreta, tirava fuori un grande mazzo di chiavi e apriva il salone dei libri dove era scritto come funzionano le cose, convinto di essere l’unico uomo saggio e potente del mondo.
Giovannino era molto incuriosito da questo  tiranno solitario e decise di spiarlo. Intorno al castello non c’era mai nessuno perché la gente aveva paura di andare a finire in prigione se si avvicinava.  A notte fonda si arrampicò su una quercia che sporgeva oltre il muro di cinta del castello e si mise a aspettare l'oscurità, mentre Rosa faceva la guardia ai piedi dell’albero.
A mezzanotte in punto la porta della camera da letto del re si aprì e un uomo con la barba bianca e la corona in testa si mise a camminare lungo il  corridoio con una candela in mano. La luce scomparve dal corridoio per riapparire nel grande salone pieno di li­bri dove il re passava il resto della notte. E tutto ciò si ripeteva  ogni sera.
Giovannino decise di sfidare il re. La notte dopo, sempre accompagnato da Rosa, si arrampicò lungo il tronco di una vite americana che cresceva sulle mura del castello e  entrò di soppiatto nella stanza  dove erano costuditi i libri di scienza del re. Senza farsi vedere mise nella libreria un libro dalla costola rossa che aveva una scritta in oro sulla copertina:
COME DIVENTARE IMMORTALI E GOVERNARE PER L'ETERNITA'.
La notte successiva il re vide un libro nuovo nei suoi scaffali e, curioso com'era, si mise subito a sfogliarlo. Stette tutta la notte a leggere, ma non capiva quello che c’era scritto. Il libro era infatti una raccolta di filastrocche senza capo né coda. Erano forse sciarade magiche, congegnate in modo che lui solo potesse capirne il significato? O forse era uno strano scherzo di qualcuno! Ma la filastrocca finale sembrava avere un senso più chiaro, e avrebbe forse consentito di risolvere il mistero. Nell'ultima pagina c'era infatti scrit­to:




Vai nel bosco di notte da solo
ci troverai un  corniolo
dal frutto rosso fatato
che la morte ha cacciato
E il tuo regno eterno sarà durato
Il re la notte dopo aprì la porta del castello e si mise a camminare nel bosco per cercare il corniolo dai frutti rossi fatati. Giovannino e Rosa lo seguivano senza farsi vedere. Cammina cammina il re trovò una radura, con in mezzo un albero che poteva essere un corniolo, con frutti rossi, ma non c’era luce e non era facile esserne sicuri.
- Saranno questi i frutti fatati? – Mormorò il re a voce alta. Che posso fare? Qui non c'è anima viva"
"No" disse  Giovannino da un ramo del quercia  sulla quale si era arrampicato "non è vero che non c'è nessuno, ci sono io".
"Ma tu che vuoi?" disse il re "sei solo un ragazzino,e non conti nulla. Vattene via che ho cose più importanti da fare".
 "Ne sei sicuro?" chiese Giovannino.
"Certo che ne sono sicuro! Sono il re  e te lo farò vedere!. Chiamo le guardie  e ti faccio chiudere in prigione" .
"Non ci sono guardie qua intorno. O prendimi se ti riesce”.  disse Giovannino saltando dall’albero  e scappando nel bosco.
Il re si mise a rincorrere Giovannino, ma Rosa, che era rimasta a fare la guardia  sotto la quercia,  aveva paura che quell’uomo avesse brutte  intenzioni e così lo rincorse e  lo morse sul sedere. Il re si mise a strillare e scappò ancora più lontano. Essendo vecchio e poco pratico di boschi finì per perdersi. Che cosa ne successe dopo nessuno lo sa. Certo che nessuno lo vide più al castello. Giovannino e Rosa  invece non perdevano mai la strada per tornare a casa.




Giovannino il giorno dopo salì dal ramo di quercia nella camera da letto del re entrò nel castello e liberò tutti i prigionieri rinchiusi.
La sala segreta dove il re aveva nascosto i libri la chiamò Biblioteca. E da quella volta tutti, grandi e bambini, furono liberi di andare a leggere per imparare come funziona il mondo e non ebbero bisogno di mettere un altro re nel castello del re.
La gente accomodò le strade e le campagne ricominciarono a produrre grano, olio, vino e frutta. Le scuole riaprirono e tutti sapevano leggere, scrivere e far di conto. Siccome i ragazzi e le ragazze più intelligenti avevano imparato tante cose dai libri del castello del re, nacquero mille botteghe di artigiani per costruire e vendere ogni macchina di cui ci fosse bisogno.
Dopo qualche anno Giovannino, accompagnato dal popolo in festa,  decise  di tornare a casa per raccontare a tutti la sua bella avventura.

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