Giovannino e il re
C'era una volta
a Firenze un ragazzo di nome Giovannino,
che appena cresciuto e messi i pantaloni
lunghi decise di girare per il mondo. Per compagnia si portò dietro Rosa, un grande
pastore maremmano bianco, un cane intelligentissimo da guardia che teneva
lontano i cattivi dal padrone.
Siccome i bambini
possono entrare da per tutto, Giovannino
si faceva dovunque molti amici e aveva
visitato tanti paesi divertendosi e vedendo cose nuove e interessanti col suo
cane Rosa.
Dopo alcuni mesi
a giro per il mondo Giovannino arrivò in un
paese dove tutti erano poveri. Nessuno sapeva leggere e scrivere e tutti si
lamentavano della loro vita infelice. Erano così poveri che spesso non avevano
neanche una minestra da offrire a Giovannino o un osso per Rosa.
Tanti anni prima
quel paese era stato ricco e felice, ma da mezzo secolo era sul trono un re
molto cattivo. Quando era giovane aveva fatto del suo meglio per governare bene
il paese, ma invecchiando era arrivato a non fidarsi di nessuno. Cominciò a
trent’anni licenziando il primo ministro, che era una brava persona e che si
occupava dell’amministrazione del paese.
Pochi anni dopo mandò via uno dopo
l’altro tutti i suoi ministri e rimase da solo a governare.
Qualunque fosse
il problema da risolvere, piccolo o grande, voleva esser lui solo a decidere.
Se fosse il caso o no di piantare l’insalata, oppure a che ora accendere la
luce la sera, quali medicine usare per il mal di gola, il tipo e la grandezza
dei forni per cuocere il pane, tutto doveva essere deciso da sua maestà.
All’inizio la
gente era anche contenta, ricordando che da giovane il re aveva fatto tante
cose buone. Passando il tempo tutti si resero conto che non c’era modo che il re potesse dare il suo
parere su tutto. Non sarebbero bastate ventiquattro ore del giorno e della notte. E allora ognuno
faceva a modo suo e c’era una grande confusione dovunque.
Il re cominciò invecchiando
a diventare sospettoso, perché non si sentiva più amato dai suoi sudditi.
Decise allora di chiudere tutte le scuole, perché non voleva che qualcuno
diventasse istruito come lui e pensasse di decidere solo con la sua testa senza consultarlo.
Siccome niente
funzionava nell’intero paese e la gente cominciava sempre più spesso a protestare,
dette ordine ai soldati di mettere in prigione tutti quelli che facevano qualcosa
senza ascoltare il re.
Presto le
prigioni del suo castello si riempirono di gente accusata di complottare contro
il sovrano. Tutti cominciarono a vivere nella paura e senza ordine del re non veniva seminato il grano, o raccolta
la frutta, o accomodate le strade. Regnava
tra il popolo l’ignoranza e la gente soffriva la fame.
Pensando che i sudditi
sarebbero stati meno pericolosi quanto più ignoranti, il re aveva raccolto tutti
i libri nel suo castello
a cui nessuno poteva avvicinarsi pena la vita. La notte entrava in una stanza
segreta, tirava
fuori un grande mazzo di chiavi e apriva il salone dei libri dove era scritto come
funzionano le cose, convinto
di essere l’unico uomo saggio e potente del mondo.
Giovannino era
molto incuriosito da questo tiranno solitario e decise di
spiarlo. Intorno al castello non c’era mai nessuno perché la gente aveva paura
di andare a finire in prigione se si avvicinava. A notte fonda si arrampicò su una quercia che sporgeva oltre
il muro di cinta del castello e si mise a aspettare l'oscurità,
mentre Rosa faceva la guardia ai piedi dell’albero.
A mezzanotte in
punto la porta della camera da letto del re si aprì e un uomo con la barba
bianca e la corona in testa si mise a camminare lungo il corridoio con una candela in mano. La luce scomparve dal corridoio per
riapparire nel grande salone pieno di libri dove il re passava il resto della
notte. E tutto ciò si ripeteva ogni sera.
Giovannino decise di
sfidare il re.
La notte dopo, sempre accompagnato da Rosa, si arrampicò lungo il tronco
di una vite americana che cresceva sulle mura del castello e entrò di soppiatto nella stanza dove erano costuditi i libri di scienza del
re. Senza farsi vedere mise nella libreria un libro dalla costola rossa che aveva
una scritta in oro sulla copertina:
COME DIVENTARE
IMMORTALI E GOVERNARE PER L'ETERNITA'.
La notte
successiva il re vide un libro nuovo nei suoi scaffali e, curioso com'era,
si mise subito a sfogliarlo. Stette tutta la notte a leggere, ma non
capiva quello che c’era scritto. Il libro era infatti una raccolta di
filastrocche senza capo né coda. Erano forse sciarade magiche, congegnate in modo che lui
solo potesse capirne il significato? O forse era uno strano scherzo di
qualcuno! Ma la filastrocca finale sembrava avere un senso più chiaro, e
avrebbe forse consentito
di risolvere il mistero. Nell'ultima pagina c'era infatti scritto:
Vai
nel bosco di notte da solo
ci troverai un corniolo
dal frutto
rosso fatato
che
la morte ha cacciato
E il
tuo regno eterno sarà durato
Il re la notte
dopo aprì la porta del castello e si mise a camminare nel bosco per cercare il
corniolo dai frutti rossi fatati. Giovannino e Rosa lo seguivano senza farsi
vedere. Cammina cammina il re trovò una radura, con in mezzo un albero che poteva
essere un corniolo, con frutti rossi, ma non c’era luce e non era facile
esserne sicuri.
- Saranno questi
i frutti fatati? – Mormorò il re a voce alta. Che posso fare? Qui non c'è
anima viva"
"No"
disse Giovannino da un ramo del
quercia sulla quale si era arrampicato "non è
vero che non c'è nessuno, ci sono io".
"Ma tu che
vuoi?" disse
il re "sei solo un ragazzino,e non conti nulla. Vattene via che ho cose più
importanti da fare".
"Ne sei sicuro?" chiese Giovannino.
"Certo che
ne sono
sicuro! Sono il re e te lo farò vedere!.
Chiamo le guardie e ti faccio chiudere in
prigione" .
"Non ci sono
guardie qua intorno. O prendimi se ti riesce”.
disse Giovannino
saltando dall’albero e scappando nel
bosco.
Il re si mise a
rincorrere Giovannino, ma Rosa, che era rimasta a fare la guardia sotto la quercia, aveva paura che quell’uomo avesse brutte intenzioni e così lo rincorse e lo morse sul sedere. Il re si mise a strillare
e scappò ancora più lontano. Essendo vecchio e poco pratico di boschi finì per
perdersi. Che cosa ne successe dopo nessuno lo sa. Certo che nessuno lo vide
più al castello. Giovannino e Rosa invece
non perdevano mai la strada per tornare a casa.
Giovannino il
giorno dopo salì dal ramo di quercia nella camera da letto del re entrò nel
castello e liberò tutti i prigionieri rinchiusi.
La sala segreta
dove il re aveva nascosto i libri la chiamò Biblioteca. E da
quella volta tutti, grandi e bambini, furono liberi di andare a leggere per
imparare come funziona il mondo e non ebbero bisogno di mettere un altro re nel castello del
re.
La gente
accomodò le strade e le campagne ricominciarono a produrre grano, olio, vino e
frutta. Le scuole riaprirono e tutti sapevano leggere, scrivere e far di conto.
Siccome i ragazzi e le ragazze più intelligenti avevano imparato tante cose dai
libri del castello del re, nacquero mille botteghe di artigiani per costruire e
vendere ogni macchina di cui ci fosse bisogno.
Dopo qualche
anno Giovannino, accompagnato dal popolo in festa, decise di tornare a casa per raccontare a tutti la
sua bella avventura.
Commenti
Posta un commento