Un'infanzia molto particolare

Alcuni anni prima della storia di oggi un'immagine mia mentre  gioco con una mina disinnescata. Sullo sfondo tre sminatori in tenuta estiva.
Il babbo si tratterrà qualche giorno in montagna ma poi deve andare a fare un lavoro  a La spezia da solo.
Mi piace andare a levar le mine col babbo. Mi ha fatto promettere  di non raccontare  mai nulla alla mamma, se no lei si mette in pensiero. Io credo che non ci sia  bisogno di stare in pensiero, perché sui campi minati il babbo non mi porta mica e io rimango sulla strada a guardare quello che fa a distanza e  se scoppiasse qualcosa io sarei lontano. Ma il mio babbo se ne intende di mine e non gli  succede nulla.
La mattina ci siamo levati appena ha cominciato a far chiaro.Io dormivo nel sacco a pelo americano sulla branda militare di tela  e dentro  il sacco stavo bello caldo, ma l’aria della mattina mi pizzicava le gambe dopo alzato. Mi sono infilato i pantaloni e sono andato alla fonte e mi sono passato l’acqua sulla faccia tanto per svegliarmi. L’ acqua era marmata come d’inverno a casa nostra.
Il babbo si fa la barba tutte le mattine anche qui a Cantagallo dove a guardarlo ci sono solo le civette  e  gli sminatori. Sono strani i grandi con questa storia della barba. Stamani m’è venuto voglia di chiederglielo.
 -Perché ti fai la barba anche qua?
Mi ha guardato perplesso per un momento come se non ci avesse mai pensato nemmeno lui.
- Mah,  ti  senti più pulito con la barba fatta..... non mi piace passare la mano sulla faccia e sentire la carta vetrata...
  La barba del babbo è fitta e nera e la faccia sembra  fatta di pelle di tamburo, eppure riesce lo stesso a farsi qualche taglio con la lametta. Ma lui dice che  e’ colpa dell’acqua che non è calda.
  Pasqualino la mattina prepara per tutti un gran pentolone di caffe’ che assomiglia a quello della nonna Annita, però il babbo  accende un fornellino a petrolio e si fa il caffé con la napoletana. Siccome son venuto a fare il lavoro con i grandi, il babbo mette un po’ di caffè anche   nel  latte mio. Il latte e’ quello in polvere degli Americani. A me piace perché è  dolce e denso e sa di caramella.
    -Babbo, è buono il caffé della napoletana!!!  Perchè non glielo dici  alla nonna di usare  la napoletana?
            -Diglielo te....
            -A me la nonna non mi sta a sentire......
      Il babbo fa una spalluccia. Non ha mai voglia di parlare la mattina. Mangiamo insieme un pezzo di pane duro inzuppato nel caffellatte, seduti al tavolone  e guardando in silenzio la tazza di metallo smaltato dell’esercito. Intanto il sole ha passato la cresta della montagna.
      -Andiamo,  prima che diventi caldo...-dice il babbo agli operai che aspettano  seduti al tavolo, con la gavetta di caffe’ in mano.
     Mi sistemo nel Jeeppone, con gli altri sminatori. Conosco bene Ferruccio e Angelo  ma gli altri piu’ giovani meno. Tutti sono silenziosi e fumano le nazionali semplici o le sigarette di tabacco nero arrotolate con le cartine. C’e’ una nuvola di fumo nel Jeppone, ma l’aria di montagna passa sotto la tela  e soffia via il fumo. L’aria fredda entra nella schiena dal collo aperto della camicia e mi accappona la pelle dal freddo. Il Jeeppone procede a sbalzi verso un vallone   traballando sulle buche e sui i sassi del sentiero. Dopo un quarto d’ora di viaggio Ferruccio rompe il silenzio.
    -Guido, come mai hai preso la strada del bosco? Non abbiamo ancora finito  col lavoro  su in alto ..
      -Oggi voglio cominciare a bonificare  i campi minati nel vallone. In alto vi potete arrangiare anche quando me ne vado a Spezia. Invece il campo del pratone in cima, alla fine del bosco, lasciatelo fare. Ci sono mine messe a spina di pesce e voglio esserci anch’io....
   -Son diversi anni  che non ci passa nessuno per questa strada. I contadini hanno paura- dice Ferruccio.
      Il babbo fa una spalluccia.
La strada l’hanno sminata gli Americani  l’inverno del quarantacinque. Giù accanto al fiume è pericoloso. Hanno ragione i contadini ad avere paura. Ho visto le carte dei tedeschi. E’ tutto pieno di Teller ma  ci sono anche le  mine anti-uomo. E’ per questo che voglio esserci anch’io..
  -E a Pierino, che gli fai fare da grande, lo sminatore?- Dice Ferruccio tirandomi una pacca sulla schiena che mi fa rimbalzare sulla panca peggio delle buche del Jeeppone.  Ferruccioha due braccia  che fanno fatica a entrare nella camicia.
   -No, da grande deve andare all’Universita’...- risponde il babbo e chiude il discorso. Nessuno fa commenti. Non gliene frega un accidente della mia Università.
            Alla fine siamo arrivati alla radura del bosco in fondo al vallone. L’aria è pulita e  tutto intorno  si vedon solo boschi fitti senza case. Gli uomini scaricano le vanghe e i cercamine e le  scatole di metallo grigio con la miccia e i panetti di tritolo. Ferruccio  si avvia verso un prato acanto al fiume con le mani in tasca.
    -Ti puzza la salute?- Il babbo  si mette  a strillare appena vede Ferruccio incamminarsi verso il fiume..
       -Perche’ strilli, Guido?
       -Non te l’ho detto che e’ pieno di anti-uomo? Hai deciso di andare a trovare  il creatore?
        -Come fai a sapere che ci sono le  mine  proprio qui?
     - Ho  guardato le mappe. Ce l’hanno mandate i tedeschi. Te l’ho detto che   bisogna stare attenti  ....
        -E dove sono le mine?
     -E’ questo il problema... sulle carte  sono segnate in cima al prato. Pero’ ne avranno sistemata qualcuna anche a spasso, tanto per i  far saltare i fessi come te.....
       Ferruccio non lo contraddice né fa battute di spirito. Il babbo apre una carta   grigia con  i segni altimetrici delle colline.  Nel mezzo un cerchio di matita  indica il punto dove siamo arrrivati con il Jeeppone. Sopra il cerchio ci sono una serie di rettangoli  blu pieni di croci. Mi sporgo con la testa sulla mappa per vedere anch’io.
     -Vedi, queste croci sono le mine. Il primo campo è in cima al prato, dove stava andando Ferruccio, largo dieci metri e lungo cento. Queste croci più grosse sono le  Teller anticarro.
 -Allora ha ragione Ferruccio, le Teller  non sono pericolose a camminarci sopra!
 -A te lo posso anche perdonare! Senti un pò Ferruccio, che fai stamani, dormi?  Le hai mai levate le Teller sulla linea gotica?
  -Certo!
-Allora non fare il bischero. Le Teller non sono pericolose per la gente a piedi, questo lo sa anche Piero. Peccato che lo sapevano anche i Tedeschi. Se eran facili da levare le Teller cosa pensi che le abbiano messe a fare? Per passare il tempo aspettando gli Americani? Siccome le Teller per  i soldati i a piedi non sono pericolose  intorno ai campi anticarro si sono sbizzarriti  in tutti modi,  per far saltar in aria chi ci mette le mani!
   -Va bene, va bene... non farmi la le predica… ho fatto solo due passi, dico due, verso il pratone. Se è cosi’ pericoloso  perchè ci hai fatto guidare il Jeeppone fino a qui e ti sei  portato dietro  anche il figliolo....le carte ce l’hai te, allora spiegacelo tu cosa  si deve fare...-dice Ferruccio, arretrando verso il Jeeppone e arrotolandosi una sigaretta.
Il babbo non risponde  e ordina agli altri
   -Voi  rimanete  indietro insieme a Piero.  Io e Ferruccio cercheremo le antiuomo intorno al campo minato. Se non troviamo nulla, potete cominciare  a levare le Teller. Bisogna prima che trovi  il  bordo del  rettangolo del primo campo e che sia sicuro che non ci sia nulla intorno. Dopo si può lavorare tranquilli. Ci vorrà un’oretta a guardare intorno al campo. Fatevi una fumatina!
         Il babbo tira giù dal Jeeppone una vanga, il cercamine, un rotolo di miccia rossa e una scatola di detonatori e  dà un ordine secco a Ferruccio:
       -Stammi subito dietro,  con la vanga. Io vado avanti col cercamine. Metti i piedi esattamente  dove li ho messi io....           
      -Meno male che c’e’ il cercamine! -dice Ferruccio-Ti ricordi quando si lavorava solo col punzone, dopo la guerra?
          Il babbo  va avanti col cercamine vicino al terreno e con le cuffie sugli orecchi. Gli operai fumano con aria sonnacchiosa seduti per terra o appoggiati colla schiena agli alberti intorno al fiume.  Io rimango in piedi  sul parafango del Jeeppone per vedere meglio.
        Il babbo cammina avanti piano piano e muove il cercamine in cerchi  paralleli raso terra. Dopo dieci passi si ferma e si leva la cuffia.
       -C’e’ qualcosa qui davanti. Potrebbe essere un’ antiuomo... dammi la maschera anti schegge. Attento dove  metti i piedi.....C’e’ un silenzio assoluto e la voce del babbo si sente come se parlasse sul Jeeppone.
      Ferruccio va avanti piano piano, passa la pala al babbo e gli si mette subito dietro prendenso le cuffie del cercamine. Gli operai stanno in silenzio e  guardano con la coda dell’occhio quello che sta succedendo, mentre mi sembra che anche gli uccelli abbiano smesso di cinguettare..
          -La terra sembra smossa.
         -Lo vedo anch’io. C’e’ sotto qualcosa di grosso. Pero’ ci sono due segnali, uno piu’ forte qui e uno piu’ debole un metro davanti. Se fossero due mine  antiuomo tutti e due i segnali dovrebbero essere uguali. E poi i tedeschi non  le mettevano  due mine antiuomo accanto...proviamo  a scavare qui sotto, dove c’e’ il segnale forte....
            Ferruccio e il babbo si  inginocchiano sul terreno e si mettono a  scavare con la zappa di metallo pieghevole dell’esercito americano. Gli uomini si alzano in piedi per vedere meglio cosa succede. Dopo un quarto d’ora il babbo tira fuori qualcosa dal terreno. E’ un oggetto grande come un pallone, pieno di terra.
          -E’ un elmetto tedesco. Ancora con la testa di un soldato. C’e’ un morto qua sotto. Lo leveremo dopo. Il segnale più debole era la fibbia della cintura. Ora andiamo avanti verso il campo minato.
            Il babbo e Ferruccio si allontanano ancora, ma sono sopravvento e si sente ancora  bene quello che dicono :
       -Ferruccio, vieni a sentire! C’è un segnale forte qui sotto e davanti. Sono le Teller. Siamo al bordo del campo. Spostiamoci di lato e guardiamo che non ci siano le antiuomo!
       Dopo qualche passo si fermano di nuovo e si mettono a scavare con la zappetta di metallo. Stavolta tirano fuori un oggetto  piccolo, rettangolare. Il babbo si muove piano piano  con  questa  scatola in mano, come se spostasse  dal letto un bambino addormentato. Illuminata dal sole del mattino si vede bene nelle sue mani la mina sporca di terra. Dev’essere la mina antiuonmo che  cercava.  La posa in terra con delicatezza, poi va avanti  due passi col cercamine, si ferma  e scava ancora. Ne trova altre due a distanza di tre passi.
     -Siamo arrivati al bordo stretto del campo minato. Ferruccio, riparti da qui e guarda bene col cercamine, andando verso il sentiero. Voglio esser  sicuro che non ce ne  siano altre. Il morto lascialo perdere, ci penseremo dopo. Io preparo le micce per far saltare le antiuomo. E’ pericoloso lasciarle a giro.
     -Potevi farla scoppiare invece di levarla con le mani. Comunque avvertimi prima di farle scoppiare...
         -Per chi mi hai preso?
            -Tanto sarebbe la prima volta!
          Il babbo si mette a sedere in terra accanto alla prima buca e taglia la miccia rossa con le forbici che aveva in tasca. Intanto si accende una sigaretta. Gli uomini stanno sempre a guardare senza fare commenti. Ferruccio torna indietro con il cercamine, dopo aver esplorato ogni angolo del prato, tra il bordo del campo minato e la riva del fiume. Arrivato davanti al Jeeppone  grida al babbo, che sta sempre armeggiando con la miccia:           
            -Non ce n’è piu’!!!!
            -Speriamo!!- Risponde il babbo.
            -Quando lo fai lo scoppio?-
            -Subito. Andate nel bosco con Piero e mettetevi a terra.
        Ci alziamo  insieme e andiamo a stenderci  sul sottobosco  accanto al sentiero con la faccia a terra. C’e’  di nuovo silenzio, come se gli uccelli stessero aspettando qualcosa. Passano lunghi, lunghissimi momenti. Due  esplosioni secche   e brevi  rompono il silenzio in rapida successione. Non hanno nulla a che vedere con i botti dei film di guerra, in cui le bombe e i cannoni fanno bum-bum come se fossero tamburi. Le mine esplodono con  schianti secchi, come un enorme vaso di vetro che si spezza o come il fulmine in montagna  quanto ti casca vicino. Dopo l’esplosione i sassi rimbalzano sulle foglie e sui rami degli alberi intorno a noi. Gli uomini si riavviano verso la radura. Quando arriviamo al pratone  il babbo è di nuovo davanti al campo minato. Ha steso  un filo di miccia sul terreno, che divide il pratone in due.
     -Potete venire ora.  Le Teller cominciano  dopo la miccia. State attenti, la prima fila e’ quella che da’ le fregature. Attenti alle mine a strappo. Scavate piano piano intorno a ogni mina  del primo strato esterno e  non  le sollevate   dal terreno fino a che non avete ripulito la terra  tutto intorno e sotto. Fate piano, perchè ci si puo’ rimettere  la pelle.  Piero, tu torna al  Jeeppone e restaci fino a che non ti chiamo.
           -Perchè?
           -Perchè ora e’ pericoloso. Leggiti un libro.
            -L’ho lasciato  al campo...
            -Peggio per te. Ascolta gli  uccelli....
       Mi sistemo sul sedile del guidatore del Jeeppone, in modo da poter vedere gli uomini che stanno in silenzio a scavare, uno accanto all’altro. Dopo due ore di lavoro comincio a sentire qualcuno che dice:
            -Guido, ho finito!
            Il babbo passa vicino ad ogni buca e si mette a tastare il terreno. A giudicare dal sole, mezzogiorno e’ vicino e  comincio ad avere fame.  Ma devono aver fame tutti, perchè smettono di lavorare e vengono verso il Jeeppone, dove Pasqualino ha messo il mangiare per il pranzo. Pane, salame e vino. Che cosa c’è di meglio al mondo? Tutti sono stanchi,  acccaldati e affamati. Hanno anche sete perche’ l’acquaiolo è dovuto restare al campo base. Io addento con appetito il  pane dei contadini che Pasqualino va a comprare a Cantagallo. Per me non c’è vino, ma pane e salame è buono lo stesso. Dopo dieci minuti qualcuno ricomincia a parlare. Mi faccio coraggio anch’io.
       -Babbo, perche’ passi dalle buche a controllare quando  gli altri hanno finito di scavare?
        -Cerco le mine a strappo. A volte i tedeschi mettevano le mine antiuomo attaccate alle Teller con un fil  di ferro. Si chiamano mine a strappo. Se tiri su la Teller senza guardare, allora scoppia la mina antiuomo e succede un finimondo. E’ per questo che bisogna passare la mano sotto la Teller ed  esser sicuri che non sia agganciata a nulla. Le mine piu’ pericolose sono quelle della prima fila del campo, che e’ quello che viene sminato per primo....
          -E’ tu come lo sai?
       -C’ero anch’io quando i tedeschi mettevano le mine. E poi l’ho imparato. A  spese nostre. Peccato che chi non l’ha imparato non sia qui a raccontarlo. Non bisogna scherzarci con le Teller. L’avete capito anche voi?
       -Oggi ne abbiamo trovata una sola a trappola.... dice  uno sminatore del nord, con gli occhi chiari e pochi capelli biondi stopposi, che si chiama Peri.
            -Una sola basta e n’avanza.
            -Si’, lo so anch’io- dice il Peri- L’altro anno son saltati in aria in quattro sulla Futa  con una mina a strappo. Senza  le mine a strappo  sarebbe una passeggiata .....
            -Gia’- dice Ferruccio e la conversazione si ferma.
            -Babbo, e quel morto?
            -Ci penseremo un’altra volta. Devo avvertire i militari....Tanto non scappa, stai tranquillo.....
            Abbiamo finito il pane e salame, e’ tempo  di tornare a lavorare. Passo il pomeriggio a  guardare gli  uomini che scavano, con lentezza. Ogni tanto levano una Teller e svitano la spoletta. Ferruccio mette le spolette tutte  insieme in un mucchio, lontano dalle mine. Le Teller senza spolette sono come dei panettoni inoffensivi. Lo so bene anch’io, perche’ il babbo porta sempre le Teller senza spoletta in macchina e le lascia in  deposito nella cantina di casa. Se fosse pericoloso non credo che lo farebbe, anche se Ferruccio dice che il babbo non ha paura di nulla.
            A metà pomeriggio il babbo mi  viene a trovare, e siccome si e’ accorto che mi sto scocciando a non far nulla, lascia  che dia una mano agli operai  che  dispongono le  Teller in catasta. E’ un po’ come fare un muro di sassi d’Arno a Bellariva con i miei amici. In fondo al pomeriggio abbiamo fatto un bel cumulo di Teller in fondo al prato. Il campo minato ora sembra una groviera rettangolare e con un buco al posto di ogni  x della carta  dei Tedeschi chemaneggia il babbo. Ogni volta che uno sminatore leva una Teller, il babbo fa un tondo intorno alla x.
            Ferruccio si avvicina al babbo, e si mette a guardare la mappa anche lui. E’ quasi l’ora di tornare a casa.
            -Sono tutte?
           -Sì’. Son  precisi i tedeschi. Se c’e’ una croce,  cìe anche una una mina. Peccato che non abbiano segnato le antiuomo!!! Ne abbiamo trovate un po’ poche...
       -Si vede che andavano di furia....anche loro avevan voglia di tornare a casa. Che ne facciamo di questo mucchio di Teller, Guido?
            -Per ora lasciamole qui. Ci penseremo quando abbiamo finito di sminare. Tanto stai tranquillo che  qui non ci viene nessuno. Hanno paura  in paese....
            -Fanno bene a aver paura- dice Ferruccio.
            -Ah si? Fanno bene ad aver paura di noi o delle bombe?
            -Di tutti e due.....
                 

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