Esplosione di una mina tedesca sulla linea gotica
Il babbo è stato tutto il giorno a guardar
carte e a scribacchiare sui libri contabili. E’ di pessimo umore e non fa
parola. Dalla finestra della dispensa vedo con la coda dell’occhio che arrotola
le carte e si avvia verso me e
Pasqualino che stiamo pelando patate nella dispensa.
-E’ strano che Angelo non sia ancora tornato. Sono solo trenta
chilometri... dovrebbero esser già qui a quest’ora. Le Jeep non si fermano
quasi mai. Poi Angelo ci sa mettere le mani nei motori. Andiamo a vedere.
Accompagnami anche tu se vuoi.
Il sole sta tramontando e una bella
luce dorata dipinge la cima degli
alberi. La strada è quasi vuota. Il babbo si arrampica sui tornanti della Futa e fa stridere le ruote in curva. Dopo una
serie di salite finisce la foresta di abeti
e si apre una radura sulla cima della montagna. In lontananza, ferma
sulla strada, appare un punto grigio, la Jeep di Angelo. Mi sembra anche di vedere una macchia verde sui sedili
davanti...
-Sono loro! E’ il tailleur della
moglie di Angelo!
Il babbo accelera. Non l’ho mai
visto guidare così veloce. Mi devo tenere al sedile per non finire di sotto.
Arriviamo sotto la cima, a cento metri
dalla Jeep di Angelo e il babbo suona il claxon. Nessuno si muove. Scendiamo dalla Jeep di corsa. La moglie di Angelo è ferma sul
sedile del passeggero e continua a guardare davanti a sé. Al nostro arrivo muove
la mano a destra, due volte. Il babbo esce dalla strada e si mette a
correre verso il torrente in basso. Dopo
un momento di esitazione gli corro dietro anch’io. to. Un grande prato a sbalzi
scende verso un bosco di abeti. Si intravede un sentiero di terra battuta e l’arcata di un ponte di pietra. Il babbo
corre veloce, ma io lo sopravanzo saltando i balzi del pratone. Intorno è tutto silenzio. Arriviamo vicino al torrente. C’è un cratere a bordi sfrangiati dalla parte
bassa del ponte, che è crollato per metà. Il babbo si mette le mani nei capelli, si ferma un attimo sul
bordo del cratere e si cala al centro della buca. La terra sembra smossa da poco. Scendo sul
fondo del cratere anch’io. Il babbo si china a raccattare qualcosa e me
la fa vedere. E’ l’angolo d’una carta d’identità mezza bruciacchiata. Si legge
ancora : “Comune di....”.
Pietre affumicate sono sparse tutto intorno. Da una parte
sporge un brandello di stoffa. Ci
avviciniamo e lo liberiamo dai sassi. C’è attaccato un bottone. E’ il polsino
della camicia bianca di Angelo.
Mi scappa da piangere, ma il fiotto
di lacrime si ferma in gola e non esce
fuori. Alzo la testa verso il babbo. Ha gli occhi lucidi anche lui. Ci
abbracciamo senza dire una parola.
La moglie di Angelo è sempre seduta
sulla Jeep a guardare il vuoto. Continua
a tirare verso il basso la sottana verde
per coprirsi le ginocchia. Ritorniamo con lei a Cantagallo. La Jeep di Angelo
la lasciamo alla Futa. Si e’ fatto tardi
e dobbiamo accendere le luci.
Il babbo si ferma in paese e scende
con la moglie di Angelo alla stazione dei carabinieri. Io resto al buio in
macchina ad aspettarli. Se non avesse avuto da lavorare con le carte, sarebbe
andato il babbo a levare la mina sotto
il ponte. E magari sarebbe saltato in aria. Oppure no, forse sarebbe stato più
bravo. Ma Angelo i trucchi delle mine li
conosceva. Se il babbo fosse saltato in aria chi sa che sarebbe successo a noi
a Bellariva? Lo stipendio della mamma non basta per tutta la famiglia. Magari
si sarebbe messo a lavorare Luigi, che fa la scuola Alberghiera e un posto lo
trova quando vuole. Alberto no, lui non può lavorare, perché studia tutto il
giorno e anche la Domenica. Forse mi sarei messo a lavorare anche io, come i
ragazzi del viuzzo. Magari mi mettevano
a fare l’apprendista. Il babbo a tredici anni e’ scappato di casa per andare
a lavorare a Milano e ha dormito
per sei mesi sotto le panchine. Però poi ha trovato posto alla Magneti Marelli
e guadagnava bene e ha imparato a fare il meccanico. Lui dice sempre che
bisogna sapersela cavar da soli, ma è meglio avere un babbo vivo e non doversi preoccupare di portare i soldi
a casa per mangiare!
Dopo un’ora è riapparso il babbo e
la moglie di Angelo che adesso piange come una fontana. Rimontiamo sulla Jeep e ripartiamo verso la montagna. E’
troppo tardi per andare alla Futa con i carabinieri. E poi non c’è nulla da
vedere, a parte il buco della mina. Quando arriviamo in montagna gli uomini
hanno finito la cena e circondano la Jeep con aria interrogativa.
-Una mina a cassetta, su alla
Futa...-dice il babbo.
Ferruccio si mette a bestemmiare.
Gli altri si allontanano senza commenti. Non è il primo che salta in
aria sulla linea gotica. La moglie di Angelo continua a piangere
piano, senza far rumore.
Il babbo mi mette a dormire accanto
a lei nella branda di Angelo. Ora e’
notte fonda, ma alla luce della luna vedo che ha smesso di piangere e guarda il
soffitto della dispensa.
La mattina, quando mi sveglio, è scomparsa. Vado da Pasqualino in cucina,
stropicciandomi gli occhi.
-Dov’è la moglie di Angelo?
-L’ha riportata Guido in paese.
-E gli operai?
-Sono andati a riprendere la Jeep
alla Futa e a raccattare la roba di Angelo con i carabinieri. E poi se ne vanno
a Firenze. Tutti licenziati.
-A raccattare cosa? Per quello che
c’è rimasto nel buco della mina!!
-E’ il bello di far lo sminatore, non
c’è da preoccuparsi per la cassa da
morto.
A metà mattina arriva una Jeep e un camion dell’esercito con il Caterpillar e il
vomero per arare. I soldati e un ufficiale scendono e vengono da noi. L’ufficiale
si mette a fare domande a Pasqualino.
-E questo
ragazzino che ci fa?
-E’ il figlio
del capo.
-Dove sono tutti
gli operai?
-Via. Siete voi che avete detto di
licenziare gli operai...
-E’ stato il Ministero. Io mi occupo
solo dei servizi e mi hanno solo ordinato di portare il C1aterpillar. Avete
finito con lo sminamento?
-Si’. Per questo hanno ordinato di mandar via i gli operai.
-Hanno fatto storie?
-Macché, volevano solo ammazzare
Guido Dolara...
L’ufficiale si mette a ridere.
-Ce l’hanno fatta?
- No è dai Carabinieri.
-A fare che?
-Ieri è
saltato in aria uno dei nostri. Angelo C. Una mina a cassetta.
-Quelle ti danno la fregatura. Aveva famiglia?
-Moglie.
Figli?
-No.
-Meno male.
Giovane la moglie?
-Abbastanza.
-Allora, ne troverà un altro di
marito.
Pasqualino fa una spalluccia e non
risponde. L’ufficiale fa un saluto militare e riparte con la Jeep.
La mattina dopo ci alziamo presto e
ci avviciniamo col babbo al Caterpillar. E’ un bestione grigioverde, con dei
cingoli enormi impastati di fango secco.
Agganciato c’è un rimorchio con un aratro più alto di me, con
una pala lucida di acciaio che sembra il dente di un dinosauro.
Il babbo mette in moto e si sente tremare il terreno intorno. Mi fa
cenno di salire e mi appollaio dietro il sedile di ferro. Per far girare il
Caterpillar non ce’ un volante come nelle Jeep, ma due leve con una manopola e una specie di freno da
bicicletta, che fanno forza sui cingoli, rallentandoli e facendo girare la macchina muoviterra.
Ci avviamo verso la montagna,
lasciando due profonde tracce sul fango secco della strada e una nuvola di fumo.
Arrivati in cima il babbo mi fa cenno di scendere e di aspettarlo. Rimette in movimento il Caterpillar e abbassa
un’altra leva. Il grande dente di dinosauro gira verso il basso e si infila nel
terreno. Il babbo accelera il motore e fa avanzare il cingolato verso il campo
minato. Due enormi fette di terra si aprono intorno all’aratro che si fa strada nella radura mentre la
macchia nera di terra smossa si allunga come
un serpente. Ogni tanto si sente un
colpo secco, l’aratro fa un piccolo salto e un pietrone viene spinto ai lati
del solco. Il babbo in cima al trattore
assomiglia al Giove tonante che ci faceva vedere il maestro sul libro di mitologia.
Quando si allontana verso
l’altro bordo del campo vado a saltare
sui solchi freschi. Ogni tanto esce fuori un lombrico dalla terra smossa. Il prato
verde scompare, digerito dal mostro mangiaterra. La montagna risuona del
muggito del motore del Caterpillar.
Il babbo non ha smesso un momento di
arare. Alla fine della mattina ferma il
motore e si dirige verso di me. Ci siamo portati un pranzo a sacco per non
tornare al campo. Per un po’ mangia
accanto a me e non fa parola
-Quando abbiamo finito potranno
ritornare i contadini. Mi piace lavorare con il Caterpillar! Assomiglia un po’
al mare mosso o la bora. Non c’è nulla che lo ferma questo bestione....
-Si’, fa impressione-
-Ora la terra è ritornata nuova... come se non ci fosse stata la guerra.....si può
seminare, piantare alberi... tenere le mucche, le pecore.... o i
ragazzini del paese a saltare sulla terra come facevi prima te. Quanto lavoro
che c’è voluto, . prima le mine.....fondere il metallo, fare l’esplosivo,
metterlo dentro le mine, caricarle sui treni,
mandarle qui dalla Germania, trasportarle quassù, sistemar le spolette.
Scavar le buche. Metter le mine sottoterra. Ricoprirle in modo che non si vedesse nulla.
Poi siamo arrivati noi. Levar le mine a
una a una, stare attenti alle antiuomo, farle scoppiare, portarle in
polveriera.... quanta fatica....e invece
gli Americani ci sono passati intorno alla Linea Gotica e questi campi
minati non li hanno nemmeno visti in cartolina. Ora però è finita. Mi dispiace per gli operai
licenziati, ma sono contento. Arare con il Caterpillar mi fa
sentire poeta!
Io non lo so se mi sento poeta. Se ai miei amici gli racconto delle mine, dello scherzo dei detonatori e di Angelo che è
saltato in aria, crederanno che conti
balle. Non so se avrò voglia di ricominciare a giocare con gli amici.
Quest’estate mi son divertito a far le
cose dei grandi. E’ difficile la vita dei grandi, però di tempo per annoiarsi ce n’hanno poco. I
grandi si devono alzare la mattina e si lamentano sempre di qualche cosa. Però ogni tanto fanno cose divertenti, come far
scoppiare una catasta di Teller e rompere tutti i vetri d’un paese. Oppure
scavare solchi con un Caterpillar. Da grande purtroppo il lavoro con le mine
non lo potrò fare, perché di mine non ce ne sono rimaste.
Il babbo però mi ha detto che se sono
bravo a scuola posso trovare un altro lavoro che sia divertente quanto levar le
mine. Speriamo che sia vero.
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