Non proprio degli stinchi di santo

Angelo C. e Guido Dolara, i primi due sminatori di Firenze


Angelo è il mio migliore amico qui al campo. E’ abbastanza giovane, alto, magro, ha il naso fine e  i capelli impomatatati, porta  i baffi  alla Clark Gable e la camicia bianca sui pantaloni blu, anche quando leva le mine. Prima di fare lo sminatore ha fatto il ciclista. Quando correva in bici insieme a Bartali dice che vinceva lui, ma io non ci credo perché Bartali è un  campione e Angelo a lo sminatore. Mi ha detto che Bartali  gli ha chiesto in ginocchio il sellino della  bici, che l’ha fatto apposta un artigiano di San Frediano e un sellino così non  si è mai visto al mondo.
 Angelo è sposato e a volte lo viene a trovare  la moglie, una donna  bionda con gli occhi azzurri piccola e belloccia, che porta il tailleur elegante e le scarpe col tacco anche quando viene dagli  sminatori.
 Qui le donne normali, a parte la moglie di Angelo,  non si vedono mai. Quando arriva lei gli operai  sistemano due brande nella dispensa tra la pasta e i pomodori, e Angelo rimane dentro la dispensa  e  ripiglia il giorno di lavoro la Domenica.
     Io una volta che Angelo e la moglie eran rimasti in dispensa volevo chiamarli  per la colazione, ma  Ferruccio m’ha fermato e mi ha detto:
       -Stai lontano!
Ho capito che era un’idea scema  perché Angelo e la moglie stavan facendo le cose loro, ma non so davvero perché venga lei e le altre mogli no. Certo la mamma mia a dormire nella baracca  in mezzo agli sminatori  proprio non ce la vedo.  
La moglie di Angelo viene su dal paese col Jeeppone,  fa tre passi  coi tacchi a spillo intorno al tavolo  di assi, poi si mette a sedere e non dice mai nulla, neanche quando la sera siamo a far baldoria, si intende senza parolacce per rispetto a lei.  A volte accompagna Angelo a levare qualche mina difficile. Angelo  è uno dei primi sminatori e il babbo  a volte lo manda  a giro al posto suo.
Gli altri sminatori li conosco meno. Parlano poco con me perché  sono il  figlio  del capo. Si son fatti l’idea, che non studio abbastanza e che per questo mi abbiano mandato  a lavorare  al campo. Non è vero ma non me ne importa un fico secco di quello che pensano di me.
L’altro mio amico al campo è Spaziani.  Non so  come si chiama di nome, perché lo chiamano tutti Spaziani e così faccio anch’io.  E’ venuto quest’anno con un brevetto di sminatore da Roma, ma nessuno  l’aveva mai visto, neanche il babbo. Non è vecchio, ma sembra il Geppetto di Pinocchio senza la parrucca. E’ un omino piccino, senza denti e senza  capelli. Va a giro in pantaloni corti e   con la canottiera e porta  gli anfibi da soldato fino a mezza gamba. Quando si lava è  nero come un Abissino, ma il sedere, le gambe e i piedi, che stanno sempre coperti, son bianchi come un lenzuolo da morto.  E’  buffo  tutto nudo  a chiazze bianche nere  e con il cinci rosa penzoloni e alle docce  fa ridere  tutti.
Spaziani mi ha preso in simpatia e mi racconta un sacco di storie della guerra e della fame e di quando a Roma andava a pescare  i gatti con l’amo  con una cotica di maiale ai Fori imperiali, proprio come si fa coi pesci d’Arno. E secondo lui i gatti non sono male da mangiare, anche se  francamente non ci credo. Mi ha raccontato che ha una figlia che fa la ballerina, e per questo non spende nulla  qui a Cantagallo perché  manda i soldi a casa per mantenerla e per comprare le scarpette da ballo diseta. Me ne parla spesso di questa figliola e dice che è bellissima vestita di rosa col tutu’ tanto che  finirò per sognarmela la  notte.
Stanotte invece ho sentito Angelo, Pasqualino e Ferruccio che parlottavano in branda accanto a me.
 -Io gli farei fare un saltino allo Spaziani- dice Angelo a voce bassa.
 -Il solito?- Risponde Pasqualino
  -Quattro detonatori- dice Ferruccio.
 -L’altra volta il  Peri, dopo voleva spararci col mitra ...dice Pasqualino.
 -Con Spaziani non ci son pericoli- Commenta piano Angelo. Il mitra non saprebbe se prenderlo per il calcio o per la canna!
-Mettiamogli quattro detonatori a quel contaballe- riprende Pasqualino.
  Angelo esce dalla baracca e ritorna con una rotolo di miccia e una scatola di detonatori. Pasqualino ghigna  soddisfatto ad Angelo e Ferruccio mentre tutti gli altri dormono. Io tengo gli occhi chiusi, ma sono sveglio e seguo in silenzio cosa fanno questi tre.
-Con quattro detonatori gli facciamo  fare un bel salto- dice Ferruccio.
-Scssss- fa Angelo con  dito davanti alla bocca- se si sveglia addio divertimento!!   
 Angelo attacca un detonatore col cerotto intorno a una gamba della branda di Spaziani e ci attacca sopra la miccia. Strisciando sotto Spaziani addormentato fa la stessa cosa alle quattro gambe della branda, poi srotola e porta fuori della baracca le micce e tira fuori un accendino. Mi alzo da letto e corro da lui.
 -Ma lo vuoi ammazzare!.
  -Quattro detonatori non ammazzano nessuno! Ci vuole il tritolo!
 -E se ce l’avesse in tasca?
-Te lo immagini Spaziani col tritolo in tasca!!Tranquillo, goditi la scena!!
 Angelo riprende l’accendino e dà fuoco alle micce. Quattro serpentelli cominciano a sibilare e a sputare scintille nella semioscurità. Spaziani deve essere addormentato alla grossa, perché non sente il fischio della miccia e non si accorge del fumo e delle scintille. Le fiamme sono vicino alle zampe della branda e Angelo e Pasqualino mettono il capo dentro la capanna per non perdersi la scena.
Quattro schianti secchi in successione rapida rompono il silenzio. La branda salta in aria e proietta verso il soffitto Spaziani che poi precipita in un  groviglio  di coperte e di fumo. Si alza barcollando dopo qualche secondo. Nella la luce fioca si distingue perfettamente la faccia nera di Spaziani, con la bocca aperta sdentata e il bianco di due occhi spalancati  dalla paura.
-I fascisti , i  fascisti!!  Aiuto!!!!
Angelo, Ferruccio e Pasqualino, con gli altri  sminatori svegliati dal botto, circondano Spaziani, lo prendono di peso  e lo buttano di nuovo in aria.
  -Ma che fascisti, siamo noi, cretino! Paura,  eh!!!
 -Mettetemi giù, a’ li mortacci vostri!!!
 Più protesta e più lo fanno volare per aria. Spaziani è piccolo e leggero e va su e giù come una palla.
-Via, lasciatelo fare- finisco per intercedere io. Gli operai si stanno divertendo da matti, ma il pover’uomo mi fa un po’ pena.
 -Lo lasciamo in pace perché ce lo chiedi te....-.mi fa Angelo, che ha l’aria soddisfatta di uno che ha finito un bel lavoro.
 Gli uomini lasciano finalmente  Spaziani in un angolo della baracca e si rimettono a dormire.  Mi avvicino a lui.
 -Spazia’...ti sei fatto male?
  Scuote la testa senza rispondere per un po’.
 -No, male no, però fottuti figli d’una mignotta! Sempre con me se la prendono! Non do noia a nessuno! Credevo di esser saltato su una mina......
  -Non te la prendere, era uno scherzo!
 -Ma che scherzo e scherzo, vorrei vedere te!
 Pasqualino dice che l’hanno fatto  anche a altri lo scherzo dei detonatori...
 L’avranno fatto a mamma troia...Pasqualino è un figlio di mignotta fascista.
            Gli metto la mano su una spalla per consolarlo. E’ tutto curvo e tremante,  con le gambe secche che escono come stecchi  dalle mutande di tela  militare e la canottiera scollata che sta appesa sulle spalle come su una gruccia  da contadini. Credo  d’essere l’unico ad avere simpatia  per Spaziani.



Commenti

Post popolari in questo blog

"L'estate, l'Arno e le bombe", Capitolo 1.

I contadini di Bellariva

Una bomba a mano tedesca. Non proprio un balocco