Il cimitero di guerra tedesco alla Futa. 

            La mattina ero ancora mezzo addormentato perché ho fatto fatica a riprender sonno dopo il botto. A colazione gli sminatori erano tutti allegri, sarà stato l’effetto della partenza del babbo, perché  in realtà lui al campo è un po’ rompicoglioni. Oppure saranno allegri per il botto di stanotte e per il dispetto a quelli del paese.           
Dopo colazione è arrivato un amico del babbo che si chiama Trotter. E’ un ufficiale tedesco e l’hanno mandato dal suo paese  a ritrovare gli scheletri dei soldati vicino alla linea gotica. Va a giro per le montagne a far questo lavoro e il babbo dice che è una  brava persona. Ce ne devono esser parecchi di soldati morti  perché è ancora a giro e son  dieci anni  che la  guerra è finita. Nei campi minati gli operai  scavando ne  trovano spesso  uno, come e’ successo l’altro giorno a noi.  E’ per questo che  il babbo ha chiamato su Trotter.
Trotter  è venuto con la Jeep. Quando viene quassù  porta a giro per la montagna anche me, perché gli faccio compagnia e abbiamo fatto amicizia. Parla bene l’Italiano, però si sente  che è  tedesco dall’accento e si vede anche, perché ha la testa tonda con i capelli a spazzola chiari, mezzi biondi e mezzi bianchi e sembra uno di quei tedeschi  della guerra che fanno vedere al cine. Però  è gentile. E’ anche vecchio, ma  robusto e senza pancia.
Mi piace quando il maggiore Trotter mi chiama per nome perché’ arrota la erre di Piero e per qualche motivo questo mi fa sentire importante..
Oggi e’ venuto su per il morto nostro dell’altro giorno e per un altro che hanno seppellito nell’aia di un contadino nella  colonica accanto al torrente, dopo quella dei polli, prima del paese. Era un soldato tedesco e gli hanno sparato in un occhio mentre si ritiravano a nord. C’è chi dice che siano stati i partigiani, ma secondo Ferruccio  qua ce n’erano pochi. C’è anche chi è convinto che a sparare sia stato un contadino perché il soldato gli aveva messo in cinta la figliola. Come sia andata non lo  sa  nessuno, però la gente  di questa storia se ne ricorda ancora, perché era la fine della guerra e se fosse successo prima i tedeschi non ne avrebbero lasciato uno vivo lì intorno. Ma  quando spararono al soldato gli Americani avevano girato intorno alla linea gotica passando da Rimini e i Tedeschi non avevano il tempo di ammazzare la gente  con calma come  facevan prima.
Trotter si e’ fermato con la Jeep davanti alla casa  colonica prima del torrente. Scendo anch’io insieme a lui. Si e’ affacciata alla finestra una contadina vecchia a guardare chi era arrivato.
 -C’e’ il capofamiglia, per favore?-Gli ha chiesto Trotter, gentilmente.
Parla bene l’Italiano, ma anche  solo con un’occhiata si vede  che è tedesco. La donna, con uno scialle  sulle spalle e una crocchia grigia sul capo, non risponde, ma  dopo due minuti esce dalla porta  un contadino anziano, senza cintura e con l’ultimo bottone dei pantaloni sbottonato e un panciotto sulla camicia sporca.
  -Sono il maggiore Trotter, dell’esercito Tedesco. Sono qui con un ordine della Polizia  per recuperare il cadavere di un  nostro soldato. Sappiamo che è sepolto nel vostro podere.
 Così dicendo porge delle carte al contadino, piene di bolli e di timbri. Il contadino prende le carte, le rigira con l’aria di uno che non ha pratica di fogli scritti. Da’ un’occhiata distratta ai timbri e rende i fogli a Trotter. Poi guarda me, come se non capisse che cosa c’entri questo ragazzino con il morto  e con i tedeschi. Però non chiede nulla. Si limita a guardare male tutti e due  e biascica qualcosa piano piano, ma abbastanza forte da essere sentito anche da me:         
 -Porca M....non ci lasceranno mai tranquilli ‘sti Tedeschi....
 Si avvia verso il fienile e ci fa cenno di seguirlo. Trotter prende una pala militare pieghevole dalla Jeep. Il contadino si avvicina alla porcilaia. I maiali sono chiusi in uno  stanzino di pietra sbarrato da  una mezza porta sconnessa e ci guardano curiosi pensando che gli portiamo da mangiare. Davanti alla porcilaia ci sono tracce di escrementi e  di torsoli rosicchiati.
 -E’ là sotto-dice il contadino indicando col dito lo spiazzo lurido davanti alla porcilaia. Trotter lo guarda male:
 Là sotto, davanti a maiali? In tutto il podere,  non avete posto decente per un soldato morto?
 -S’aveva altro da pensare con la guerra in casa! Quando uno è morto è morto. Un posto vale l’altro.
 I  morti meritano rispetto, Tedeschi, Italiani, Americani ....questo non è civile....”
   Il contadino si allontana facendo una spalluccia. Trotter, scuote la testa arrabbiato. Dopo qualche istante comincia a scavare  bestemmiando qualcosa in tedesco. Vado a prendere l’altra zappa sulla jeep per dargli una mano. Non è un lavoro da ragazzi, ma Trotter è amico mio e gli fa piacere se l’aiuto.  Il contadino arrivato  alla porta di casa sembra che ci ripensi e voglia  dir qualcosa, poi guarda di nuovo Trotter con aria torva,  farfuglia qualcosa di incomprensibile  e rientra in  casa. Nessun’ altro  si fa vedere sull’aia.
  Non si sono affaticati molto a scavare questi contadini. Dopo venti centimetri comincia a venir fuori qualcosa.  La terra puzza di  letame. Brandelli di vestiti consumati cominciano a riaffiorare tra i rifiuti dei maiali. Una giberna arrugginita, la fibbia della cintura.  Più in basso, dove scava Trotter, affiora il resto di uno scarpone. In mezzo alla terra dentro lo scarpone affiora  qualche osso  del piede. Dalla parte mia ci dovrebbe essere la testa. L’elmetto non si trova, deve esser finito da qualche  parte. Magari ce l’ha il contadino.
Muovo la terra piano e riaffiora il cranio. Non c’è più carne intorno e l’osso è colorato di marrone. Arriva Trotter dalla mia parte e ripulisce il cranio,  che  emergendo dalla terra ride con la smorfia sfacciata della morte. I denti sono ancora  al loro posto, sulla mandibola e sulla mascella,  la bocca è semiaperta e si vede un molare con una otturazione d’amalgama.
-Vedi, -mi fa Trotter, indicando un punto sul cranio, sopra l’orbita destra- Non e’ un calibro militare!
-Non l’hanno ammazzato i partigiani?
-Non credo. Questo e’ stato sparato con una carabina. Comunque non fa differenza ormai.
Un foro pieno di terra, dai bordi sfrangiati, è in effetti chiaramente disegnato sull’osso della fronte.  Trotter mi fa un cenno, indicando  l’ingresso del proiettile. Scaviamo ancora verso il basso e viene  fuori qualcosa di metallico. E‘ la piastrina di riconoscimento. Trotter la  ripulisce e la mette in tasca.
Piano piano liberiamo tutto lo scheletro dalla terra. Le costole si liberano ad una ad una come le lische di un grande pesce. Trotter va sulla Jeep a prendere una cassetta di metallo  verde con delle iscrizioni in tedesco. Comincia a sistemare le ossa. Prima il cranio, poi le coste, poi le ossa delle braccia. Ci sono diverse vertebre sparse a giro. Compare poi un osso grande, il bacino, e spunta dalla terra anche una testa di femore e subito dopo anche l’altra. Trotter sistema  tutto con cura nella cassetta, lunga poco più del femore del soldato.
Dopo un’ora di lavoro tutto finisce  nella scatola di ferro. Trotter scava ancora per cercare qualche osso  disperso. Poi chiude il coperchio della scatola  con un colpo secco  e si avvia verso la Jeep,  tenendola sotto braccio.
-E la buca?
-La riempiranno loro!
Ci allontaniamo dalla fattoria per ritornare al campo. La strada è sconnessa. Le ossa ballano nella scatola di ferro  sul dietro della Jeep e ci accompagnano come uno strano, sinistro tamburo lungo il sentiero. Trotter mi guarda...
-Paura?
-No, le ossa le conosco.. Mio fratello studia medicina. Abbiamo la casa piena anche noi di ossa umane. Non mi fanno paura.
 -Fai bene. I morti non fanno male a nessuno.  I vivi possono fare paura! I morti dormono,  in pace... forse.....come lui. Povero soldato.- Batte le nocche sulla scatola di ferro verde-. Era un uomo giovane. Le ossa del cranio non erano ancora fuse tra loro,  Avrebbe ventotto o trenta anni oggi, una moglie, forse. Ma un fucile aspettava lui, giù nel bosco, quando passava con i compagni ritirandosi per tornare a casa in Germania. Chi sa, forse gli ha sparato il contadino...
   -Che sfortuna! Alla fine della guerra, pum!  una fucilata in un occhio e via ...
   -Speriamo che la tu generazione sia più fortunata..
   -Speriamo!.....

                    Questa storia del contadino mi fa venire i brividi. Non la cassa di ferro  con le ossa. Ha ragione Ferruccio a rubare i polli ai contadini di quassù.

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