Guido Dolara studia le mappe tedesche dei campi minati della "Linea Gotica
Quando siamo arrivati al campo
abbiamo trovato gli sminatori stravaccati intorno a un tavolo di assi a
aspettare la cena. Qualcuno lo conoscevo
perchè ogni tanto viene giù a Firenze
col Jeeppone a prendere la miccia
in polveriera e si ferma anche a Bellariva a salutare. Uno di questi è
Pasqualino, che siccome è vecchio e non ce la fa a levar le mine, allora lo
mettono a fare ogni genere di servizi. Quando siamo arrivati a Cantagallo stava
preparando la cena. Pasqualino tra tutti gli sminatori e quello mio
preferito perché è sempre di buon umore e ha voglia di scherzare con tutti.
Pasqualino ha cinquant’anni però è alto come me e va a giro con una maglietta
sulla pancia e i pantaloni corti che gli
arrivano ai ginocchi. Ha due gambe secche secche e piene di buchi perchè quando ha bevuto
troppo vino inciampa, casca in terra e si fa male. Passa le giornate a cucinare
per gli operai e sembra più arabo che italiano da com’è nero. Ha la testa tonda tutta lucida, ma quando ride spalanca
la bocca e fa vedere due file di
denti bianchi di sopra e di sotto che sono una bellezza.
Forse e’ per questo che ride sempre.
Pasqualino la sera fa il cuoco,
ma quando gli altri lavorano fa
anche l’acquaiolo. Ma mi ha detto subito
che siccome sono arrivato io, mi nomina
subito acquaiolo di prima classe. Gli sminatori l’hanno sentito e hanno detto:
-Bravo, cosi’ magari ci arriva
l’acqua fresca, tanto per cambiare!
Il babbo me l’aveva raccontato che
Pasqualino si ferma troppo a chiacchierare perchè gli fanno male i piedi e
cosi’ gli ultimi della fila ci potrebbero fare il tè con
l’acqua del bidone di metallo quando passa a dar da bere all’ultima fila.
Pasqualino è nato in Sicilia e
quando si arrabbia comincia a parlare dialetto e nessuno capisce nulla. Meno male che si arrabbia di rado. Ha
fatto la guerra per cinque anni e mi sembra un po’ fascista. Di queste cose ne
parla poco, se no il babbo lo butta
fuori.
Un altro che conosco bene è
Ferruccio, che ha fatto il partigiano
e prima della guerra l’hanno messo in
galera i fascisti. Al campo è proibito parlare di politica e queste cose il babbo le racconta a tavola
a Natale, quando discute di politica con lo zio Cesare dopo mangiato. Io
credo che abbiano tutti paura del babbo, però lui dice che se non avesse messo
la regola che chi parla di politica dopo fila via, ci sarebbe scappato di sicuro il morto. Non è come a Bellariva dove la gente strilla,
ma non si fa mai male. Qui non ci vuole nulla a far saltare qualcuno in aria con
un panetto di tritolo.
Con me invece Pasqualino parla di
tutto e mi racconta anche di quando faceva la guerra con i Tedeschi e coi
fascisti. Bisognerà che una volta glielo dica anch’io di smettere perchè
in casa mia i fascisti non li
può soffrire nessuno e non stanno simpatici neanche a me. Il mio maestro di
scuola lo volevano mandare in campo di concentramento e si è salvato solo perchè
lo hanno nascosto le suore.
Il babbo mi ha
raccontato che una volta quand’era giovane
alla casa del fascio gli hanno dato l’olio di ricino perché non andava
alle riunioni dei fascisti che erano
obbligatorie come la messa per Pasqua. E lui, anche se ora non si interessa
tanto di politica, questa storia
dell’olio di ricino non gliel’ha mai perdonata. E’ per questo che Pasqualino non dice mai nulla quando c’è a
giro lui. Quando invece il babbo se ne va con la Jeep e siamo soli noi due in cucina, Pasqualino comincia subito a far
la conferenza. Dice che se tutti gli Italiani fossero stati forti come i
Tedeschi la guerra l’avremmo di vinta di sicuro
e blah blah blah. Ci Mancava anche che vincessero la guerra i nazisti!
Il babbo non
ci sta fisso al campo perché deve seguire lavori anche da altre parti e spesso lo
chiamano a disattivare le bombe inesplose.
Quando sta al
campo studia le carte dei tedeschi dei campi minati per dire agli operai dove
devono lavorare. Dopo la guerra i Tedeschi hanno passato ai militari italiani le
carte con la collocazione precisa delle mine sulla linea gotica. Si sa come
sono precisi. Se dicono che in un podere ci sono 1500 mine 1500 le troviamo
davvero. Solo che a volte facevano degli scherzi a prete i genieri tedeschi.
Per esempio fuori del campo minato mettevano delle bombe a strappo, collegate
con il filo di ferro alla prima mina del
campo. E così quando cominciavi a levare le mine, tiravi senza saperlo il filo
a strappo e la bomba ti ammazzava prima di cominciare. Allora il babbo va
sempre di persona a controllare che intorno al campo minato non ci siano fili
strani, Meno male che il cercamine sente tutti i metalli e così si riesce a
vedere se c’è qualcosa fuori posto nel campo minato. Gli operai lo sanno che il
babbo se ne intende e lo stanno sempre a sentire prima di cominciare a
lavorare. C’è poco da scherzare.
Il babbo però non
ne sa nulla delle cose che succedono al campo quando non c’è, e meno male,
se no non mi avrebbe portato di sicuro. Quando si allontana gli sminatori “si scatenano” e ne fanno di
tutti i colori, tanto lo sanno che io non
racconto nulla. Il gioco
preferito è questo: uno prende un panetto di tritolo di un etto, che e’
abbastanza per spaccare in due una colonna di ferro e ci attacca sopra con il
nastro adesivo dieci centimetri di miccia rossa
col detonatore; poi accende la miccia
con un fiammifero. La miccia rossa è molto meglio di quella bianca, perchè appena accesa fa fumo e fiamme e fischia, così uno si accorge che è accesa e
poi si consuma via via, e basta dare un’occhiata e si riesce a capire quanto
tempo ci vuole perchè la fiamma arrivi al detonatore. La miccia bianca invece
brucia tutta dentro, fa fumo e fiamme anche lei, e non si capisce dov’è
arrivata perchè all’esterno la miccia non si consuma
e allora e’ pericolosa. Il babbo dice che ne son morti diversi credendo
che la miccia avesse appena cominciato a bruciare e invece era già arrivata al
detonatore. Una volta c’è rimasto quasi secco anche lui, e s’è salvato
buttandosi in terra dentro un fosso un momento prima che scoppiasse la carica
di tritolo. Ma lo scherzo del tritolo qui a Cantagallo lo fanno con la
miccia rossa, se no sarebbe pericoloso.
Uno sminatore accende la miccia e
poi strilla: “Attento!!!” e
tira il panetto di tritolo dietro a
qualcuno. E quello deve raccattare il tritolo e tirarlo lontano, e,
bum!!! arriva il botto e bisogna buttarsi in terra. E tutti a ridere!.
A volte si divertono a giocare alla guerra con i mitra Sten che hanno trovato
seppelliti in una cassa vicino a un campo minato. Loro sparano in alto ma sono pallottole
vere. Mi hanno insegnato a usare il mitra quando nella pausa pranzo giocano
a tiro al bersaglio. Ma solo quando il babbo è fuori. E’ divertente sparare col
mitra! Non ha rinculo come i fucili, e si può correggere il tiro spostando un
poco il braccio mentre si spara un caricatore.
Al campo si spara per divertimento,
non per ammazzare qualcuno. Pasqualino però
se non sta attento coi sui discorsi uno di
questi giorni fa una brutta fine. Quando non parla di politica
Pasqualino è simpatico e fa ridere. Siccome ha il diabete si deve fare una puntura di insulina due volte al
giorno e prima gli viene la depressione e decide che morirà e comincia a lamentarsi che la moglie rimarrà sola e tutti gli dicono –Gran fatica
sarà trovarne uno meglio di te, coglione!- e
allora Pasqualino li manda a quel paese e gli passa la malinconia. Cucina sempre pasta al pomodoro, fagioli e spezzatino. Gli altri si lamentano che gli è venuto a noia, ma per me e’ una
festa. La pasta a pomodoro col parmigiano e i fagioli all’olio sono le cose che
preferisco anche a casa E lo spezzatino
lo lascia cuocere una giornata e allora si scioglie in bocca e non è come le
braciole che ogni tanto compra la nonna che sono dure come
suole da scarpe.
In mezzo al campo sotto una quercia la
sera gli sminatori mettono nel mezzo del
tavolo una damigiana di vino e bevono a
la canna. Il vino glielo regala un fattore quando gli hanno sminato i poderi. A me però
mi danno solo una gozzatina ogni tanto,
perchè il babbo non vuole che beva. E dopo un po’ son tutti allegri e cominciano a raccontare
barzellette sporche e allora si’ che ci si diverte.
Il campo è sistemato in cima alla
montagna su un bel pratone. Gli operai hanno piantato dei tronchi
nel terreno e messo una copertura di
assi intorno e sopra un tetto di
lamiera zingata. Accanto c’è la baracca
delle provviste chiusa col lucchetto e la cucina. Davanti alla baracca
delle provviste c’e’ un’altra baracca
grande con i muri di tenda dove si dorme
tutti insieme, nelle brande militari a due piani, uno accanto all’altro.
Accanto c’è un dirupo da dove viene
fuori un pisciolino d’acqua pulita che si usa per bere e per lavarsi la
mattina. I bisogni invece si fanno nel
bosco. Però d’inverno farebbe freddo nella capanna e il babbo ha deciso per
continuare a lavorare anche col tempaccio di ripulire una casa di contadini che
sono scappati durante la guerra.
Una volta Pasqualino mi ha portato a
vederla. Ha muri grandi e il pavimento di lastre di pietra e il
soffitto di travi scure. In cucina c’è
un camino gigante tutto annerito e intorno al camino una panca di legno massello dove si sta a guardare il fuoco.
I contadini quando sono sfollati hanno lasciato un gran
sudiciume e poi ci sono state le pecore
e il pavimento di lastre è coperto di cacca di pecora secca. Il babbo vorrebbe
ripulirla e andarci a dormire, perche’ tra un po’ farà freddo nella baracca.
Però nessuno ha voglia di spalare la cacca di pecora e per ora staranno a
dormire nella tenda accanto alla baracca.
Sulla strada per arrivare al campo è
pieno di vipere. Ne abbiamo trovate due che si arrotolavano tra di loro sulla
strada come nella réclame delle farmacie. Il babbo mi ha spiegato che sono due
maschi che fanno una danza d’amore e mi ha detto di lasciarli tranquilli, che non danno noia a te
se te non dai noia a loro. Le vipere le so riconoscere: hanno la testa grande triangolare e la pupilla verticale, mentre i biacchi hanno la testa piccola e la pupilla rotonda. Le
vipere quando ti vedono ti annusano con la lingua, perchè loro il naso ce
l’hanno sulla lingua, e poi se ne vanno per i fatti loro. L’importante è di non
mettere le mani intorno ai sassi sotto il sole oppure razzolare con le fascine d’ autunno, perché alle vipere
gli garbano i sassi caldi e le fascine per farci il nido. E se gli metti le
mani vicino tutt’a un tratto, loro si convincono che ce l’hai con loro e cercano di morderti. Secondo il babbo è colpa di chi si fa mordere e non della
vipera. Quello che dice il babbo dev’esser vero, perchè quando passiamo sul sentiero le vipere si scansano e se ne vanno a
rintanarsi tra i sassi. Per ora non e’ stato morso nessuno degli sminatori, loro
stanno attenti, ma qualcuno nel viperaio vicino a casa una volta ci ha tirato
un panetto di tritolo. Le vipere però dovevano
esser nei loro buchi, ma ne sono
rimaste a giro anche dopo il tritolo.
A Bellariva di vipere ne ho viste di
rado, anche se i ragazzi ne parlan tutti
i giorni come se l’Arno fosse un viperaio invece d’un fiume. Quelle che si
vedono a Bellariva son biscie, che
non
sono pericolose. Anzi i ragazzi le
prendono in mano stringendole sotto la testa e si lasciano frustare le gambe
dalla serpe che si divincola come una matta per liberarsi. Per questo le serpi si chiaman frustoni.
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