: Agosto 1954.La vera fine della guerra

Mio padre alla fine dello sminamento ara i campi con un Caterpillar e un vomero da un metro. La vita normale può ritornare.
  E’ passata una settimana da quando il babbo e’ tornato al campo. I buchi della bomba a mano sono quasi guariti e si è levato i cerotti. Abbiamo ripulito tutti i campi minati intorno alla montagna. Il babbo ha controllato le carte tedesche e  dice che  siamo quasi in fondo. Pero’ lo vedo preoccupato. 
 Al campo Angelo è tutto soddisfatto perchè arriva la moglie. Stamattina Pasqualino gli ha fatto uno zabaione di dieci uova per rinforzarlo. Angelo si è messo a ridere e  me ne ha dato una tazza anche a me che non ne ho bisogno. Poi ha riempito due secchi d’acqua gelida e si è messo a lavarsi in una conca di coccio per  levarsi la loia di dosso. Siamo tutti sudici come baston da pollai.
  E’ buffo Angelo che si lava. E’ lungo lungo, senza un filo di grasso e cucinato dal sole fino alla linea dei pantaloni mentre le gambe sono bianche  come quelle d’un lattante. Quando è ignudo sembra una statuina etrusca infilata nella farina fino alla cintola. Si e’ lavato col sapone  da panni, si è fatto la barba e poi  si e’ passato la brillantina sui capelli. Nella parte di sopra i capelli sono  neri e lisci, ma dietro son rimasti i ricciolini a pecora, perché non e’ stato dal barbiere da quando è salito al campo. quando mi passa accanto è profumato come una puttana, ma ha l’aria soddisfatta.
  A mezzogiorno Pasqualino è andato a fare provviste e a prendere la moglie di Angelo che e’ venuta su con la corriera. Di Pasqualino Angelo non è geloso, perché ci vorrebbe stomaco a mettersi con uno come lui. Invece gli altri uomini del campo non vuole che s’avvicinino alla moglie.
 Pasqualino ritorna con la Jeep piena di roba da mangiare e con la moglie di Angelo. Lei è tutta elegante  col cappellino a veletta, il  tailleur verde attillato e le scarpe col tacco a spillo. Il babbo sposta le sue carte e la fa sedere  al tavolo del campo.
  -Ben’arrivata. Quanto si trattiene?
  -Qualche giorno....
  -Domani avrei un lavorino per Angelo verso la Futa
  -Lo posso accompagnare?
 -Dovrà rimanere sulla Jeep se va su con lui. E’ un lavoro da fare a piedi. La strada è stata fatta saltare dai Tedeschi, ma l'abbiamo bonificata. E’ rimasta solo una mina sotto un ponte. Bisogna levarla prima di chiudere il campo. Lo farei io, ma domani devo controllare le carte e scrivere il rapporto per il comando.
    Angelo si intromette.
   -Va bene,  va bene,  Guido, son contento di farlo io questo  lavoretto. Così mi levo da qui. Mi sta venendo a noia!
   -Neanche  a me dispiace  stare un giorno di più in montagna. Mi annoio a Firenze- Dice  la moglie di Angelo. Ha una vocina sottile sottile che assomiglia a lei.             
-Ormai siamo alla fine qui a Cantagallo- il babbo cosi’ dicendo da’ un occhiata a giro per vedere che effetto fanno le sue parole sugli uomini intorno al tavolo-Angelo, ti faccio vedere dov’è la mina. Portati dietro questa mappa domani. Il posto ’ho segnato con una croce. La mina è sotto il ponte,sul torrente accanto al pilastro a valle, subito fuori dell’acqua. Gli ho dato un’occhiata l’altro giorno, ma era tardi e ho deciso che era meglio fare il lavoro la mattina quando c’è più luce. E’ una mina tedesca a cassetta. Non la puoi far saltare, se no va di sotto il pilastro del ponte. Attento che potrebbe avere un meccanismo d'innesto a strappo. Non la muovere tanto!
     La moglie di Angelo guarda il babbo con i suoi  occhi azzurri  chiari  e sorride. Dev’essere come in casa nostra,  anche lei  non ha paura delle mine.
      -Quando devo andare ?
      Domani mattina.... il tempo sembra bello e non ci sarà fango per la strada.
   Angelo e il babbo se ne vanno verso i bosco e parlano tra loro guardandosi intorno. Sta succedendo qualcosa....
   La sera pero’ facciamo festa con la moglie di Angelo. Gli uomini si sono un po’ rimpulizziti e dicon  meno parolacce per rispetto alla signora. Pasqualino ha tirato fuori i bicchieri, perché bere alla canna nella damigiana non va bene con le signore. E dopo una bella mangiata andiamo a dormire nella baracca mentre e Angelo  e la moglie si ritirano nella dispensa accanto alle provviste.
     Il mattino dopo Angelo e la moglie si alzano per primi. Prendono la Jeep e vanno verso valle a sminare il ponte. Il babbo ha l’aria assorta e consulta  sempre le sue  carte.  Al campo non èrimasto nessuno, neanche Pasqualino che  è andato a lavare i piatti al torrente.
    -Piero ti devo fare un discorso - dice il babbo con un’aria seria- quando ritorna Angelo stasera voglio che tu vada in paese e prenda la corriera per tornare a Firenze con la moglie.
            -Da solo?-
            -Io non posso venire-
            -Perché mi mandi via?
            -Bisogna chiudere il campo.
            -E allora?
      -Bisogna mandare a casa quasi tutti gli uomini. Non saranno contenti. E non voglio che tu sia a giro. Domani arriva in montagna anche  il Caterpillar.
            -Che roba è?
        -E’ un trattore enorme dell’esercito americano. Quando abbiamo finito con le mine  bisogna arare con il Caterpillar. E lo devo fare io.-
        -Perché tu?
       -Perchè non si fida nessuno a tornare nei campi. Se e’ rimasta una mina  è facile  saltare in aria.
       -Ma non   avevi detto che il Caterpillar è una macchina enorme?
      -Anche i carri armati sono grandi. Una Teller basta a far saltare un  carro armato e anche un Caterpillar. Quando i contadini ci vedono arare con il Caterpillar allora si convincono  che non c’è più  pericolo e ritornano a lavorare nei campi.
          -E come arriva il Caterpillar quassù?
       -Lo portano quelli dell’esercito. Ma l’aratura la faccio io quando saranno andati tutti via. Allora, siamo d’accordo, tu  vai con la moglie di Angelo quando ritornano al campo e prendi la corriera per Firenze.
            -Va bene babbo....

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