L'uomo che ha ripulito la Toscana dalle mine

Guido Dolara, capo degli sminatori

            Oggi c’è stata una novità.  Il babbo è tornato a casa  la sera con una millecento Fiat,  che ha comprato usata per andare  sull’Appennino dalle parti di Cantagallo dove va a  lavorare sulla linea Gotica. Che sarebbe una fortificazione larga quanto l’Italia che lui bonifica dalle mine. E’ una macchina grande a cinque posti, ma con la vernice d’argento scrostata e con la ruota di scorta dietro come la Balilla di Averardo, solo che quella d’Averardo sembra nuova, mentre quella del babbo è tutta sciupacchiata.
            Averardo è un nostro vicino di casa che fa l’argentiere e ha una Balilla nera. Però la  tiene sempre chiusa in garage e la usa solo la domenica per portare la moglie a spasso e allora è sempre come nuova e sembra comprata ieri. Averardo è un uomo vecchio, lungo lungo e senza capelli che litiga con tutti. Tutte le domeniche tira la macchina fuori dal garage e la lava  con la spugna e il sapone usando l’acqua del pozzo della Beppa. Poi prende una pelle di daino e si mette a lustrarla. E ci passa quasi tutta la mattina a lavare e lucidare Tra una sfregata e l’altra della pelle di daino ci mette così tanto che a volte comincia  a piovere  appena lui ha finito di  lustrare e allora bestemmia come un carrettiere dell’Arno e chiude la macchina in garage senza nemmeno andare in giro. Se non piove verso mezzogiorno, quando ha finito di lucidare anche la gomma delle ruote,  strilla alla moglie di venire giù.
            La moglie di Averardo si chiama Bruna ma la chiaman tutti “la Zoccola” perché’  va sempre a giro con gli zoccoli di legno col tacco, anche d’inverno quando piove e c’è la mota a mezza gamba nel viuzzo. A Bellariva la chiamano  anche l’Averarda,  perché è la moglie di Averardo e la vedono a giro in via Aretina solo quando pigliano la macchina per andare a spasso. L’Averarda è piccina, grassa, vecchia e con la pancia, però quando va a giro in macchina col marito si mette un vestito rosso con lo scollo che fa vedere le poppe e la  sottana corta come le ragazzine e  si dipinge le labbra per far pendant col vestito. E quando salgono in macchina Averardo suona la tromba  accanto allo sportello, così che tutti sentano che lui sta per partire. Poi invece di passar da via di Bellariva, che è bella larga e liscia,  guida la Balilla  per il viuzzo  Moriani che è pieno di buche e ci si passa appena,  e  quando è piovuto sporca la macchina di mota e a ogni schizzo molla tre bestemmie in fila sui santi e la Madonna.  Però così lo vedono tutti nel viuzzo  che lui è un signore e che porta a spasso la moglie in Balilla.
            A forza di stare a guardare Averardo la domenica  mi ero convinto che le macchine servissero solo per portare a spasso le mogli e che bisognava sempre lavarle prima di partire. La millecento che ha preso il babbo invece è vecchia e scassata e lui non la lava mai e ci ha detto subito che l’ ha presa solo  per  lavorare e non per andare a spasso con la mamma. E poi non sembra una macchina di lusso come la Balilla di Averardo.
            Il mio babbo fa un lavoro un po’ strano,  leva le mine e le bombe. Alla gente non abbiamo mai raccontato che mestiere fa, perché il babbo ci dice sempre di non far troppe chiacchiere con la gente. Tutti sanno che lavora per l’esercito  e  che  l’ufficio suo sta in centro nel comando dei militari e se qualcuno ce lo chiede noi diciamo che il babbo lavora al BCM, però solo noi di casa sappiamo che BCM vuol  dire “bonifica campi minati”. Gli altri pensano che sia un ufficio come gli altri.
            I capi  del babbo sono  generali dell’esercito, però non si muovono da piazza San Marco e le mine  le lasciano levare a lui e ai suoi compagni, che non sono militari. In casa comunque lo abbiamo capito che non bisogna far troppe chiacchiere su queste storie.
            Prima di stasera il babbo arrivava a casa con una Jeep militare e non si può andare a giro noi di famiglia  con una macchina dei militari. Con la macchina che ha comprato invece, anche se il babbo dice di no,  io spero che qualche volta ci si possa anche andare a fare un giro la domenica come l’Averardo.
            Il babbo quando torna a casa dopo aver sminato dovrebbe fermarsi alla polveriera in via Torre degli Agli verso Peretola a  scaricare l’esplosivo, ma  quando fa tardi gli fa fatica  e allora mette tutto nel sottoscala. Gli diamo una mano anche noi ragazzi a portare  le Teller dalla Jeep al sottoscala, tanto nessuno sa che cosa sono.
            Le mine anticarro tedesche si chiamano Teller e sono fatte come  una grossa pentola  di ferro con  due manici a orecchio, uno da una parte e uno dall’altra, pesano tantissino e bisogna portarle in due robusti prendendole per i manici. Quando le leva il babbo dai campi minati sono intere e pronte per scoppiare e  di sopra  hanno una specie di frittella di ferro, che si chiama detonatore, che quando ci passa sopra il carro armato  si schiaccia e fa scoppiare la mina. Però se ci passa sopra una persona la mina non scoppia, perché ci vuole parecchio peso per muovere il detonatore. Il babbo  quando leva le Teller dai campi minati prima prova a svitare il detonatore a mano, poi se non ci riesce, siccome le mine sono state sottoterra e sono tutte rugginose,   prende un paio di tenaglie fatte apposta  e  piano piano svita il detonatore  e lo mette da una parte, lontano dalla mina. Ma quando non si svita il detonatore, mette le Teller in una catasta e le fa scoppiare  con una miccia. Le Teller senza detonatore non sono pericolose, perché contengono  tritolo e il tritolo non  scoppia  da solo,  perché ha bisogno di un detonatore che sarebbe poi un aggeggio  che  è fatto apposta per fare  un’esplosione piccola per innescare il tritolo. E che le Teller senza detonatore non  sono pericolose lo dimostra il fatto che  il ripostiglio di casa nostra è sempre pieno di mine e  non è mai saltato in aria e a Bellariva non è saltato nessuno con le mine del babbo. Se ci fosse pericolo che scoppiassero il babbo non le porterebbe a casa nostra. Ai vicini di casa questa storia delle Teller nel sottoscala non l’abbiamo mai raccontata e loro non chiedon mai nulla  quando il babbo scarica la sua roba dalla Jeep la sera tardi. Secondo me non sanno che si tratta di mine, perché’ senza detonatore le Teller  sembrano dei gran padelloni di ferro e basta. Se lo sapessero farebbero di sicuro una storia, perché se scoppiassero tutte le Teller del sottoscala crollerebbero le case fino al Palazzone.
            Il mio babbo è alto, magro, coi capelli lisci e neri. Le donne dicono che è bello e che assomiglia a Rodolfo Valentino e anche se lui non chiacchiera volentieri con la gente, anche se con le  donne giovani  e carine fa sempre un’eccezione. Siccome sta sempre a lavorare fuori all’aperto, è sempre scuro di pelle  e d’estate porta la camicia e la giacchetta chiara e gli occhiali da sole.  Secondo me assomiglia a un motociclista tedesco dei film di guerra, ma una volta che gliel’ho detto lui s’è arrabbiato. Ma a parte quando sorride perché’ qualcuno  gli sta simpatico, ha sempre un’aria accigliata come se gli girassero  le scatole,  proprio come i tedeschi cattivi dei film e non sembra il tipo che fa confidenze a nessuno,
            Con me però il babbo è gentile e quando mi porta a giro  mi racconta  un sacco di cose di quand’era bambino e del lavoro che fa adesso.  Che dev’essere  un lavoro pericoloso, perché   sotto la giacca sempre tiene la fondina con dentro la pistola e non se la leva mai  e anche la notte  la pistola la tiene nel comodino accanto al letto. Mi ha anche  detto  che si mi azzardassi mai a toccarla per nessun motivo. Però non c’è modo anche se mi venisse voglia, perché’ tanto la tiene sempre addosso o sul comodino quando sta a letto.
            Una volta gli ho anche chiesto:
            -Babbo  perché porti la pistola?
    E’ rimasto un po’ soprappensiero e poi mi ha risposto:
           -Gli sminatori sono  gente stramba....se ce ne sarà bisogno voglio potermi difendere..-
            -E perché’ ce la dovrebbero avere con te?
            -Dopo la guerra eravamo in tanti. Poi abbiamo dovuto licenziare quasi tutti-. E hanno chiesto a me di scegliere chi doveva andar via. E diversi dei licenziati hanno promesso di farmi la pelle, Li ho avvertiti però che qualcuno  sarebbe venuto all’inferno a farmi compagnia. Non bisogne essere i primi, ma non difendersi è un po' come cercarsela.     
Il  babbo è di poche parole, ma con un po’ di pazienza,  una alla volta, le cose te le dice. Secondo la mamma  ha imparato a non parlare quando faceva il marinaio, perché i marinai non hanno nulla da raccontarsi e  allora stanno sempre  zitti.
            -Babbo,  hai mai sparato a qualcuna?
            -Con la pistola? No, non ce n’è stato bisogno.
            Il  babbo lavora sempre sulle montagne tra Firenze e Bologna e a volte sta via da casa per settimane. Oggi, dopo averci fatto vedere la millecento Fiat, l’ha parcheggiata lontano in Via Aretina.
            -Perché l’hai messa lontano la macchina, babbo?
           -Perché  se la tengo sotto casa,  la gente pensa che mi voglia dare le arie...
    Appena dopo esser tornato a casa il babbo è andato a levarsi la giacca e mi ha chiamato in camera sua.
          -Vuoi venire  domani al campo di Cantagallo?-
           Da quasi un anno il babbo lavora sui monti vicino a Cantagallo.  Una volta mi ci ha portato in primavera con la Jeep.  La strada è lunga e ci vogliono ore a arrivare  perché  è piena di camion che vanno a dieci  all’ora. Il babbo guida bene e ogni tanto li sorpassa,  però è difficile con la strada piena di curve. Una volta arrivati a Cantagallo, si prende una stradina sterrata nel bosco piena di buche. La Jeep balla che sembra d’essere sull’otto volante, però il babbo mette la trazione a quattro ruote e le marce ridotte e si arrampica fino in cima al bosco, dove ci sono le baracche degli sminatori
     -Venire a Cantagallo? Volentieri, babbo!!! Non mi par  vero! Quanto ci resterò?
      -Se non rompi le scatole e dai una mano su al campo, ci puoi stare  anche per tutta l’estate..
     Mi piace andare a giro col  babbo, perché a casa lui non c’è quasi mai e dice tre parole, mentre quando siamo in macchina soli  mi racconta un sacco di cose.
     -Porta anche qualche libro da leggere, se no magari ti viene a noia.
     Il babbo è uno strano tipo. Ha fatto la quinta elementare e  non ha studiato ne’ alle medie ne’ al liceo come mio fratello Alberto, però  legge sempre il giornale e compra un sacco di libri. E poi  discute di politica con lo zio, che ha lavorato al sindacato e di politica se ne intende. Qui a  Bellariva siamo gli unici che abbiamo i libri in casa. Quando viene qualcuno a farci visita si meraviglia sempre di quanti libri teniamo in casa e crede che i libri siano di Alberto che va all’Università, però li ha comprati quasi tutti il babbo.
      -Va bene babbo. Come mai ti piace tanto leggere libri?
    -Ho imparato all’età tua a Cremona. In casa mia non ce n’era neanche uno. Allora andavo alla biblioteca comunale e  li prendevo in prestito. Leggere è importante. Se non leggi libri diventi un idiota. Voi siete fortunati, perché potete andare a scuola. Noi invece ci mettevano subito a lavorare da bambini. Ma i libri si possono leggere anche se si lavora. Nella biblioteca comunale a Cremona avevano dei bei libri. All’età tua mi piacevano quelli di avventura.  C’era  uno scrittore francese che si chiamava Ponçon du Terrail e raccontava le avventure di Rocambole che mi piacevano un sacco. Così ho cominciato a leggere libri da bambino e dopo mi e’ rimasta l’abitudine.
            -Questo  tipo francese scriveva libri come  quelli di Salgari?
            -Più o meno...
         -Ma a te piacciono anche i libri grossi, non quelli di avventura. Come quel mattone che hai comprato il mese scorso....
         Il babbo ogni tanto compra dei libri grossi come mattoni. Anzi, in casa tutti quanti li chiamiamo “mattoni” e basta. Un mese fa ha comprato un libro rosso rilegato,  “Le memorie di Von Papen”, e noi lo abbiamo preso tutti in giro perché’ e’ lungo 1200 pagine e poi chissà chi diavolo era questo Von Papen.
        -Non e’ un mattone. E’ un libro di memorie. Von Papen era uno dei capi del governo tedesco prima della guerra e dopo la guerra l’hanno condannato a Norimberga perché collaborava coi Nazisti. E’ un libro interessante. E poi io me le ricordo tutte le cose che racconta nel libro perché’ le ho vissute anch’io...
            -Norimberga che cos’è?
           -E’ una città tedesca dove gli alleati hanno messo un tribunale per condannare i  capi dei nazisti.
            -I nazisti erano gli amici dei fascisti che hanno picchiato lo zio e gli hanno bruciato la fonderia... vero?
            -Si. Ma hanno fatto di peggio. Hanno scatenato la guerra contro tutto il  mondo e hanno distrutto mezza Europa.
            -Si’, ma poi l’hanno persa la guerra!
            -Vero, ma e’ stata un bel macello,  credi a me...
            -Ma questo Von Papen  l’hanno condannato?
            -Sì, ma non a morte. Ora credo che ora  sia fuori...
            -Perché?
            -Non potevano mica ammazzarli tutti i nazisti! Se no gli toccava di rimettere in funzione le camere a gas! Ne hanno preso qualcuno e l’hanno impiccato tanto per dare l’esempio. Ma Von Papen se l’è cavata.
            Il babbo non parla spesso delle cose di guerra, anche se ogni tanto,  quando siamo in macchina insieme,  si aprono le cateratte e mi racconta un sacco di storie di quand’era a bordo della Vittorio Veneto, che era la nave ammiraglia dell’Italia  nella guerra, e dei fascisti  e dei nazisti che ha incontrato. A bordo della Vittorio Veneto, durante la guerra,   passava il tempo libero  con un libro in mano e tutti i marinai erano convinti che fosse pazzo. Però faceva amicizia con  gli ufficiali che erano più istruiti e questo gli ha salvato la pelle, perché lo lasciavano girare in coperta e non lo chiudevano giù con gli altri durante le battaglie con gli Inglesi. Comunque in casa nostra a forza di vedere lui con un libro in mano siamo tutti diventati dei mangialibri,  a parte Luigi che invece gioca sempre a  pallone e boccia a scuola. Allora il babbo è contento se  mi porto dietro dei libri a Cantagallo.
            -In montagna porterò i libri di Salgari, quelli che non ho ancora letto.....
        In casa ci sono tutti i  libri di Emilio Salgari, anche quelli postumi, che ha scritto il suo figliolo. Io ho letto tre volte “I Misteri della Giungla Nera” e “La Tigre di Mompacem”. Però non ho ancora  letto la serie dei pirati,  “Il Corsaro Nero”  e  “Iolanda la figlia del Corsaro Nero” e “I pirati della Tortuga”. Mi porterò dietro  quelli. Di molte altre cose non ne ho bisogno. Con i  vestiti si fa presto. Due canottiere pulite, due camicie a maniche corte, due pantaloni corti fatti dalla nonna, il berretto di paglia con la visiera in testa e due paia di calzini.
        Sono tutto contento d’andare in montagna  col babbo. Prima di tutto mi levo da Bellariva che  non mi sono piaciute le cose successe in questi giorni. E poi  mi garba l’idea di andare  in un posto dove ci sono solo i grandi e passare l’estate tra i boschi. Un po’ come Treman Naik  nei Misteri della giungla Nera quando va nella foresta  per trovare il covi dei Tugs. Solo che io non ho la bella Marianna da cercare come Treman Naik. L’unica mia amica  è la Renata che bella non è e poi resta qui a Bellariva e non c’è pericolo che la rapiscano i Tugs, perché  i templi  della dea Khali’ nella foresta  tra Firenze e Bologna non li ha mai visti nessuno. 

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