La prima e ultima comunione
In casa mia di religiosi ce ne sono stati
sempre pochi. I parenti della nonna
Annita eran tutti anarchici o socialisti
e gli anarchici e i socialisti stavan sempre a litigare su tutto a parte una
cosa: i preti non li potevan soffrire nessuno
dei due. Il nonno Luigi, che io non ho conosciuto perché è morto giovane, non si voleva nemmeno sposare in chiesa, ma siccome a quei tempi
i matrimoni si usava farli dal prete, si fece convincere, ma si sposò
in chiesa di giorno di lavoro,
dall’altra parte della città e senza invitare nessuno per non fare brutta figura con i compagni. La nonna Annita
non ha grandi interessi in politica, però l’ho sentita canticchiare stendendo i
panni:
E preti e frati e
gesuiti
sono gli avanzi di
galera
Quando gli chiesi
che canzone fosse mi disse che avevo inteso male e che lei non ce l’aveva con i
preti, ma io l’avevo intesa benissimo anche se poi faceva la santerellina di
fronte ai “tetti bassi”, che poi
sarebbero i ragazzi “piccini” per i
grandi di casa.
Invece la nonna Maria, la mamma del
babbo che sta a Cremona, è una baciapile, va alla messa tutte le mattine e tiene il cilicio di crine sotto
la camiciola di lana. E quando viene a Firenze, si informa tutti in famiglia
vanno alla messa e se fanno la comunione il primo venerdì del mese. Noi si risponde sempre di sì, poi tocca a me a
accompagnarla in chiesa perchè sono il più piccino. Meno male che ci viene di
rado a Firenze. La nonna Maria ci ha la fissazione delle messe e dei rosari e non fa che parlare
dei peccati e dell’inferno e noi in
famiglia siamo convinti che ci abbia qualche rotella storta nella testa.
Invece la nonna Annita in chiesa ci va solo per i funerali e sarà per questo che è convinta che i preti
portano scarogna e fa le corna quando ne vede uno anche se poi dice che non è
vero. La mamma è differente dal resto
della famiglia, in chiesa ci va ogni tanto e non può
soffrire i bestemmiatori. Il babbo invece alla messa ci va solo per Pasqua e
per Natale e i miei fratelli grandi non ci vanno mai. Tutti e tre siamo stati
battezzati “perché bisogna sembrar differenti dalle bestie”, come dice la nonna
Annita. E poi i miei fratelli hanno
fatto anche la cresima e la comunione e
quest’anno tocca a me.
Quando ho cominciato la quarta me
l’aspettavo che la mamma mi accompagnasse
a San Salvi dal prete per iscrivermi a catechismo, perché ci andavano a
anche i miei compagni di scuola.
Vicino a Bellariva, dopo il Madonnone, c’è la chiesa
di San Salvi, che sarebbe poi la nostra
parrocchia. San Salvi è una chiesa vecchia vecchia, con il chiostro e le
colonne di pietra, proprio accanto al
cenacolo di Andrea del Sarto. Il maestro ci ha portato a vedere anche il convento, che però è tutto sciupacchiato.
E’ un peccato che il convento sia tutto rotto, perché a pianterreno c’è un camino così grande che ci starebbe dentro mezza casa mia e
davanti al camino c’e’ l’affresco con l’ultima cena di Andrea del Sarto, che si
chiama del Sarto perché’ era figlio d’un sarto davvero anche se
di mestiere faceva il pittore. E’
un bell’affresco l’ultima cena! A me mi piace la balconata con le figure
affacciate, però la tovaglia con i piatti sopra è fatta così bene che vien voglia di mettersi a mangiare!
Una mattina a San Salvi il maestro ci ha raccontato la vita di Andrea. Il babbo aveva
una bottega e cuciva vestiti, ma lui si
mise a fare il pittore e diventò così bravo e
famoso a Firenze e in tutto il
mondo che lo ha chiamato a lavorare a
Parigi il re di Francia. Allora Andrea
ha dipinto un sacco di quadri per il re ed è diventato ricco sfondato e ha
deciso di tornare a Firenze, dove lo chiamavano “il pittore senza macchia”, perché’
quando dipingeva non sbagliava mai, al contrario di noi ragazzi che facciamo bocchi d’inchiostro sui quaderni anche scrivendo l’abc. Alla
fine, quand’era vecchio ha preso la peste e
è morto chiuso a chiave in camera
dalla moglie, che era una stronza e per farlo crepare prima non gli passava
nemmeno da mangiare. La moglie è quella donna
grassa degli affreschi di Andrea alla Santissima Annunziata. Ai tempi degli affreschi era giovane,
ma secondo me si vedeva che era una strega e che gli avrebbe dato la fregatura.
Comunque il maestro ci ha raccontato che Andrea
con i quattrini del re di
Francia si fece fare una bella casa proprio all’angolo di via Capponi. E anche la casa ce l’ha fatta
vedere quando siamo andati
all’Annunziata, ma non il dentro, perché l’hanno comprata gli Acquarone che
sono ricchi con le palle sulla porta e non fanno entrare nessuno. Anche il
maestro dice che la moglie di Andrea era
una figlia di puttana (anzi dice che era una megera, parola difficile che mi è
toccato guardare nel vocabolario). E’ lei
che l’ha fatto morire solo e senza pane
nella casa di via Capponi e poi
ha ereditato tutti i quattrini. Secondo me ci aveva qualche giro di amanti, ma è
un’idea mia.
Il maestro quella mattina che ci portò a vedere il
cenacolo di Andrea del Sarto a San Salvi
ci ha anche detto che proprio lì nel chiostro con le colonne di
pietra hanno ammazzato Corso Donati, che era un capopopolo
fiorentino dei tempi antichi. Lo hanno ammazzato i mentre scappava verso le colline di
Settignano, perché i suoi nemici, che si chiamavano Cerchi, avevan deciso di comandar
loro a Firenze. Allora i Cerchi con i cavalli hanno fatto un’imboscata sul
ponticino dell’Africo proprio davanti a San Salvi e si son messi a tirare botte.
E Corso è scappato a Piedi verso San Salvi ma l’hanno raggiunto
a cavallo e l’hanno scannato proprio nel chiostro dove si fa il catechismo noi.
Questa storia che mi ha raccontato il maestro
m’ ha fatto una grande impressione e ci penso sempre quando entro nel
chiostro e mi sembra di vederlo il vecchio Corso Donati con la pancia e i pantaloni
a strisce bianche e rosse come usava a quei tempi mentre scappa
con l’affanno e la bava alla bocca verso Settignano e poi quando vede i
cavalli che lo rincorrono cerca di rifugiarsi dentro San Salvi, ma i
nemici entrano in chiesa con la spada in mano fregandosene dell’altare
e allora lui scappa nel chiostro, ma l’acchiappano per i capelli e lo
passano da parte a parte con uno spadone nonostante che lui sia vecchio e senza fiato. Di delinquenti
ce n’è sempre stati anche a quei tempi. Son convinto che di notte nel chiostro c’è ancora a
giro ancora il fantasma di Corso con la spada infilata nella
pancia e le brache bianche e rosse. Meno male che al catechismo ci vado solo di
giorno.
Nel convento di San Salvi dell’ultima
cena non ci stanno più i frati, perché
s’e’ rotto il tetto e ci piove dentro. Invece davanti alla chiesa c’e’
un convento pieno di monache, che si chiamano le Serve dei Poveri, e son loro
che fanno il catechismo a noi ragazzi, anche se proprio tutti poveri a dire la verità
noi non siamo nemmeno noi.
A me
come maestra di catechismo è
capitata suor Adele. Suor Adele e’ vecchia
e tutte le domeniche ci fa leggere
e ripetere a voce alta le strofe del catechismo fino a che non l’abbiamo
imparato a memoria.
-Com’e’ Iddio?-
-Dio è uno e trino, Padre Figlio e
Spirito Santo.
-Chi è il Papa?
-Il Papa è il Rappresentante di Dio
in Terra e il Capo della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Le cose da mandare a memoria a
Catechismo sono poche e quando ho imparato la pagina del giorno nel librino del catechismo, mi annoio
e comincio a sbadigliare, a volte senza mettere la mano davanti alla bocca
e la suora mi guarda male. Quando
abbiamo imparato tutti il Catechismo la
suora prende il rosario e si mette a
recitare avemmarie e noi bisogna ripetere le avemmarie con lei. Il rosario e’peggio
del catechismo, non si capiscon le parole
in latino e noi ragazzi si dice “Avemmaria grazia plena ora
pronobis parapa para parapa”, perché’
nessuno ci ha mai spiegato l’avemmaria
in latino.
Ogni tanto allora faccio forca
per scappare dalla noia e resto a
giro nel giardino del convento invece d’andare in classe. Però la suora vecchia
una volta mi ha visto a zonzo guardando fuori dalla finestra con le
grate mentre recitava il rosario e l’ha detto al prete che poi l’ha detto alla
mamma che mi ha fatto una storia. Da quella volta ci sono andato sempre al catechismo a sbadigliare con suor Adele.
Il priore di San Salvi mi piace di
piu’. E’ quel prete che secondo Perpetuo
mangia pollo tutti i giorni. E dev’essere vero perché è grande e grosso e con le gote rosse e un
vocione da ammazzagalline. Il priore ci fa lezione una mattina al mese e ci
spiega la storia dei peccati e dei dieci comandamenti e ci fa anche la lista
delle cose che se uno le fa, allora commette peccato. E poi ci ha anche detto
che abbiamo un’anima appesa dietro la schiena, che è fatta a forma di
fiamma, ma non fa ombra e noi non la possiamo vedere neanche se ci
giriamo di scatto. Ci ha anche detto che
ognuno di noi ha un angelo custode, invisibile anche lui, che ci segue
sempre per tutta la vita. E quando si fa un peccato l’angelo custode
piange e poi l’anima si macchia di
grigio o di nero, a seconda del tipo di peccato, veniale o mortale, e poi la macchia sull’anima non si scancella nemmeno con la gomma e che l’angelo custode è sempre a
frignare perché noi ragazzi siamo tutti cattivi. Poi ci ha detto che se uno fa
un peccato veniale lo paga nel
purgatorio con anni di passione. Di che passione si tratti non
ce l’ha spiegato, ma non dev’essere una cosa divertente come la passione per
Bartali, ma piuttosto una smania, perché
negli affreschi dentro la chiesa le anime del purgatorio hanno un’aria compunta
e gli occhi al cielo e non hanno l’aria di divertirsi anche se non sembra
che abbiano il fuoco sotto il culo come i dannati dell’inferno. Invece
se uno fa un peccato mortale e muore in
quel momento senza essersi confessato, va diritto diritto all’Inferno e nell’Inferno ci son lacrime
e stridor di denti come dice Dante
secondo il maestro. Ogni tanto ci legge Dante, anche se dice che lo studieremo meglio
quando siamo grandi e ci fa una gran paura con le parole scritte sull’ingresso
dell’Inferno:
Il priore di san Salvi ci ha fatto vedere un quadro grande nel
convento con tutti i dannati nelle
fiamme e i diavoli tutti verdi e rossi che
stanno a punzecchiarli col forcone, e se
la rifanno specialmente con le donne che
sono tutte nude e strillanti e con i
capelli sciolti sulle poppe con un diavolo verde che le infilza da dietro colle
zampe di caprone e il cinci di serpente.
Io ci ho pensato parecchio a questa
cosa dell’Inferno dopo i discorsi del Priore. Per me è una cattiveria tenere i dannati a rosolare sul fuoco per l’eternità.
Mettiamo che uno sia un grandissimo delinquente e poi a un certo punto sente
che gli manca il fiato, si confessa e tira le cuoia dopo la comunione. Qualche
anno di purgatorio a dire rosari e avemmarie poi via a cantare in Paradiso. Magari un altro ha
fatto qualche peccatuccio mortale senza
nemmeno pensarci e gli casca un ramo sul capo e
crepa senza avere il tempo di
confessarsi e va all’inferno per l’eternità. Ma che razza di giustizia
sarebbe questa? Io credo che queste cose l’abbiano inventate i preti e non il Signore
che sta nei cieli, che a giudicare da come lo disegnano nei quadri sembra
una persona per bene. Comunque io ho
sempre avuto paura dei diavoli e delle mortesecche. Al buio in campagna non ci
cammino volentieri proprio perché ho
paura che spunti una mortesecca
da dietro un albero. D’estate gioco a nascondino nel buio come tutti gli altri,
ma non m’allontano dal trogolo della Beppa, perché’ con tutti i diavoli che ci
sono a giro è meglio essere in compagnia. Ce l’hanno detto
al catechismo che i diavoli son sempre
dappertutto e gli angeli custodi
ci stanno attaccati dietro per tutta la vita e che i diavoli si avvicinano per
tentare la nostra anima appena l’angelo custode si distrae. Ma l’angelo custode cerca di mandarli via questi diavolacci, per esempio facendogli in faccia il segno della croce e se ci riesce il diavolo
si allontana e prova da un’altra parte.
E’ per questo che Lucifero ha seminato diavoli dappertutto pronti a saltarti
addosso quando meno te l’aspetti. Tutti noi ragazzi siamo d’accordo che non
bisogna scherzarci coi diavoli. Il mio amico Guido mi ha raccontato che un frate a queste storie non ci credeva e
allora una notte il diavolo si è affacciato
alla sua cella e al frate gli sono
diventati tutti i capelli bianchi di
paura e poi il diavolo ha lasciato una zampata di fuoco sulla porta del convento che si vede
ancora.
Nella villa del Benelli, che è un
casone mezzo rotto sulla riva dell’Arno vicino a Bellariva, di notte si sentono muover le catene nelle cantine.
Quando succede il fatto delle catene il
giorno dopo le donnine del viuzzo si riuniscono sul muretto della villa a
parlar di diavoli e streghe con le contadine del Benelli. Ci son stato anch’io
a sentire quello che raccontano sul muretto. Secondo loro a agitare le catene
sono i fantasmi dei morti ammazzati nella villa, perché’ una volta ci stava una
contessa che faceva le corna al marito e lui e’ arrivato all’improvviso e l’ ha
trovata a letto con l’amante e lui l’ha buttato in Arno con un pietrone al
collo e lei l’ha fatta morir di fame nelle cantine. Secondo me a trascinare le
catene nella notte potrebbero essere anche i diavoli, siccome nella villa non
ci sta nessuno e non ci sono nemmeno gli
angeli custodi che mandano i diavoli via facendo la croce.
La storia dei peccati come la racconta il prete un po’ di sorpresa
me l’ha fatta. Qualche cosa me la immaginavo anche prima. Non ammazzare, si capisce che sia un peccato. Non bestemmiare anche questo si capisce e lo dice ogni giorno anche la mamma. A
Bellariva bestemmiano tutti, ma i preti non possono esser contenti se uno
bestemmia, è come parlar male dell’azienda dove lavorano loro. Non dire bugie,
anche questo si capisce, anche se le bugie le dicon tutti, anche i preti. Ma il priore di San
Salvi dice che le bugie son peccati
veniali e che siamo tutti peccatori e quindi pazienza. Non rubare. Anche questo
si capisce. Anche se tutti rubano, secondo il mio amico Perpetuo i preti sono
amici dei ricchi e non vogliono essere
amici di quelli che entrano nelle case a rubare o dei ladri
che portano via i calici d’argento della messa. Poi c’è la
storia dei sacramenti, cioè che se uno salta la messa la domenica fa peccato
mortale. Questo comandamento qui lo hanno messo i preti di sicuro per mantenere la bottega, perché se la gente non va in chiesa il Vaticano non
gli passa lo stipendio e non possono mangiare i polli a pranzo e a cena. Tutte
queste cose me le ha insegnate Perpetuo, però ne son convinto anch’io. Poi ci sono gli atti impuri. Agli atti impuri il priore di
San Salvi ci tiene davvero! Ce l’ha
detto un sacco di volte che non bisogna
toccarsi lì sotto, perché si fa piangere l’angelo custode e ci ha
detto anche non bisogna toccare gli altri, in particolare le femmine ma nemmeno
i maschi. E ci ha anche detto che al ritiro sarebbe venuto a controllare che non
si stesse a giro a dire parolacce e nei
campi con le bambine. Lo deve sapere anche lui che si gioca ai dottori, almeno
con quelle che ci stanno.
Per il ritiro siamo stati tre giorni
interi con le suore e con il prete, a
far le prove per la Comunione. Ci hanno spiegato che se uno mastica
l’ostia coi denti, è come masticare nostro Signore Gesù Cristo, cioè fare sacrilegio
e se si muoresubito dopo si va diritti all’inferno. E’ infatti mi ricordo che la
mattina della comunione c’era un ragazzino di Via De Amicis che piangeva come
una vite tagliata perché per sbaglio aveva addentato l’ostia, e hanno dovuto assolverlo
dal peccato d’urgenza per farlo smetter di piangere e levargli la paura dell’inferno.
Al ritiro le suore ci hanno anche
insegnato i canti della comunione, che sono tutti in latino e non si capisce
nulla. Il terzo giorno del ritiro è venuto anche il vescovo
che si chiama Elia Della Costa e
ci hanno portati tutti a vedere le
lastrine colorate della passione di Gesù in una stanza buia dietro la chiesa, con le grate alle finestre in
cima. Il priore è stato ad armeggiare per un’ora con una lampada a acetilene e
un proiettore di ferro e poi ci ha fatto
vedere sul muro le lastrine con sopra i dipinti della passione. Il Vescovo e’ un vecchino magro magro con pochi capelli bianchi che gli spuntano
dal cappello rosso e ha una vocina alta come
le donne. Nelle lastrine colorate c’era Gesù
con la barba a due punte che guarda il celo e tiene in mano una tazza grande
piena di roba verdastra. Il vescovo ci ha spiegato che quello è l’amaro calice, cioè il calice di tutti i
peccati degli uomini e che bevendolo Gesù ci ripulisce da tutte le colpe e guarda al cielo verso suo padre Iddio
Onnipossente come per dire “Ma guarda cosa mi tocca a fare per questi omacci
peccatori”. Mi ha fatto una grande impressione l’amaro calice, perché’ sembrava
proprio una gran schifezza da bere per il povero Gesù.
Poi ci hanno fatto vedere le
lastrine colorate della passione, con le
storie che avevo visto in chiesa appese
al muro, quando vado alla messa con la mamma e guardo i quadri perché mi viene
a noia a sentire le litanie. Le lastrine colorate del vescovo sono
impressionanti, coi soldati che pigliano Gesù a bacchiolate e poi lui che
sale con la croce sulle spalle in mezzo
al caldo e alle mosche. Il vescovo si è commosso quando siamo arrivati ai
chiodi nei piedi di Gesù, e si è messo a piangere e allora ci son venute le
lacrime agli occhi anche a noi. A San Salvi
sopra l’altare c’è un crocefisso
grande di legno marrone con un chiodo grande e nero nei piedi di Gesu’ e
il sangue rosso che viene giù dalle costole e dalla corona di spine e quando il
prete alza l’ostia e si dovrebbe guardar per terra perché’ arriva lo Spirito
Santo, io a volte do una sbirciatina verso il Crocifisso, che mi fa un po’ di
paura imbullettato su quelle due assi e tutto bucherellato dalle spine. Secondo
me Gesù prima o poi ce la farà pagare questa storia della crocifissione, anche
se il vescovo ci ha assicurato che Dio Onnipotente, il padre di Gesù, perdona
tutto, anche le cose più schifose, basta
che uno si confessi e si penta.
Quando ho fatto la prima confessione
io gli ho raccontato tutto al prete dietro la grata,
anche delle pesche rubate a Nandino e della Renata che si tira giù le mutande nel pollaio e di
quel giorno che ho fatto a botte con il
figliolo del Picchi e l’ho fatto nero, anche se era più piccino di me, perché
mi aveva chiamato figlio di puttana per via delle sottane corte della mamma.
Il
vescovo quel giorno delle
lastrine colorate ce lo disse e
ridisse che se uno non racconta tutti peccati e poi fa la comunione commette
sacrilegio e se muore in quel momento va diritto all’Inferno. Facendo le corna
io spero per ora di non morire, ma se mi
dovessi rompere l’osso del collo cascando dal fico di Perpetuo l’idea di andare
all’inferno a farmi rosolare dai diavoli
perché mi sono scordato di dire al prete delle mutande della Renata non
mi piace per niente. E allora la sera prima della confessione mi sono scritto
tutti i peccati su un pezzo di carta. E’ venuto fuori un bell’elenco lungo perché’, diciamolo pure, tanto buono non sono
mai stato. E quando il prete prima dell’ “ego te absolvo”, che in latino vuol dire “io ti assolvo”, mi ha
chiesto se avevo finito, allora gli ho
detto :“ aspetti che guardo gli appunti “ e ho tirato fuori di tasca il foglio
che mi ero scritto la sera prima. Ma il prete
è uscito dal confessionale ridendo
e mi strappato il foglio senza
nemmeno leggerlo. Va’ un po’ a capirli questi preti.
A me non è garbato per niente che il
prete sia uscito dal confessionale a strappare il foglietto che mi ero
preparato proprio stando a sentire le cose che raccontano loro. Lui che di
mestiere fa il prete dovrebbe stare dietro la grata e far finta di essere lo
Spirito Santo, non ridere e strappare la lista dei peccati come se fosse il maestro che fa il giro della
classe durante il compito di matematica! Quando uno sta in ginocchioni di fronte
alla grata bucherellata e sente la voce del prete da dentro, bassa bassa, sembra davvero di ragionare con un’anima del
purgatorio. Ma se poi lui spunta fuori
all’improvviso con la tonaca sbottonata e la barba lunga e ti strappa i
foglietti di mano, allora ti accorgi che non è lo Spirito Santo ma un omaccione come gli altri e si rovina ogni cosa. Poi i preti si
meravigliano che la gente non crede a
nulla e smette d’andare in chiesa.
Qualche volta sono andato anche
all’oratorio della Parrocchia. Hanno i calcetti e il pingpong e il campo da
calcio. Ma quello ce lo siamo fatti anche noi a Bellariva quando hanno
sfrattato l’Andrei e lui ha lasciato il podere
e il campo di grano che era bello piatto e quadrato e noi ci abbiamo
messo subito due pali per far le porte. All’oratorio di San Salvi il prete una
volta la settimana fa vedere il cine gratis, anche film normali, di cowboy e di
pirati, che piacciono a noi ragazzi, ma bisogna portarsi il tesserino delle
comunioni e se non sei in regola con il primo venerdì del mese, che è la
comunione più importante, non ti fanno
entrare.
A me fare la confessione non mi
dispiaceva, a parte l’incidente della lista
dei peccati. Non si sa mai, una cancellatina ai peccati non fa male di
sicuro. Però decido io e non il prete se faccio la comunione. Invece di andare
al cine gratis dai preti d’estate preferisco salire sui gelsi introno al cinema
del Ciofini in via Aretina e guardare
il film
a sbafo, perché’ alle nove fanno il cine all’aperto dietro il muro di
cinta del giardino che e’ più basso degli alberi intorno. però il Ciofini
se n’è accorto di noi ragazzi sui gelsi e ha messo le stuoie sopra il muro per farci dispetto. Io se monto
proprio in cima sui rami fini dell’albero grande il cine lo vedo bene lo
stesso. E allora, visto che posso divertirmi
dal Ciofini a sbafo, all’oratorio
ci vado poco o punto, anche perché c’è sempre
il prete a romper le scatole appena uno dice una parolaccia e non mi diverto a essere buono tutta la settimana.
Invece andare a San Salvi piace, specie
d’estate che la chiesa è fresca come una cantina e quando uno è stanco di correre in campagna
si può mettere a sedere sulle panche di legno e guardare i
quadri che ce ne sono di belli. E poi
non ti manda via nessuno, perché se arriva lo scaccino uno può sempre dire “
sono qui a pregare”. E poi mi piace
l’acqua santa, quando si mette la mano nella conchiglia di marmo bianco che sta
su una colonna accanto alla porta della chiesa e si sente una cosa strana sulla
punta delle dita, che si capisce subito che non è acqua normale. La sera di
martedi’ e giovedì c’è’ anche l’organo che suona perché’ il prete e’ amico di un organista
vecchio che viene a fare gli esercizi in chiesa. Mi piacerebbe da grande fare
l’organista e pigiare tutti quei tasti e suonare coi piedi e con le mani e far
rintronare tutti i muri della chiesa con le canne dell’organo dietro l’altare.
Servire la messa non ‘è mai piaciuto, perché il prete ti mette addosso
il vestito bianco con le trine e la sottana e uno sembra ridicolo vestito da donna e se poi per disgrazia ti
vede un ragazzo di Bellariva allora ti pigliano per il culo per tutto l’anno.
Poi quando si serve la messa bisogna
stare seri seri e non distrarsi mai se no il prete si incazza e non ti fa entra
gratis al cine.
Un’altra cosa che mi piace a San
Salvi è suonare le campane. In chiesa ce
ne sono quattro belle grandi attaccate a
dei canapi grossi che arrivan dalla cima
del campanile fino in sagrestia. In fondo ai canapi, che sono larghi come un
braccio del babbo, ci sono due nodi grossi, uno in alto all’altezza della
testa e uno in basso verso terra
e noi ragazzi si salta sopra quello in basso e si stringe con le gambe
il canapo con tutta la forza in corpo, perché se ti scappa ti ritrovi in terra e con le mani piene di vesciche. Una volta aggrappati bene sul
canapo ci si lascia andare e il peso
nostro tira giù la campana e
quando la campana si è rizzata a faccia insù e il canapo tocca terra, la
campana, che è più pesa di noi,
ritorna giù e il canapo ci tira
su di peso e così sembra di salire in cielo. Per suonare a festa bisogna
farlo in due, uno salta e l’altro aspetta che sia ritornato giù il primo e poi comincia anche lui e sembra di fare l’altalena al luna park, solo che è più divertente e il casino delle campane lo
sentono per tutta Bellariva. Io il
suonatore di campane lo farei volentieri di mestiere.
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